lunedì 10 marzo 2014

“Olio di fogna” per cucinare, una realtà comune in Cina  


COMUNICATO STAMPA

 
“Olio di fogna” per cucinare, una realtà comune in Cina
 
La Cina ha un problema con l’olio da cucina che sembra non voler risolvere: produce grandi quantità di olio riciclato, ricavato dagli scarti di ristorante e dalla raschiatura di grondaie o fognature e il suo mercato sembra anche piuttosto fiorente.
Secondo quanto è dato apprendere da alcune inchieste indipendenti effettuate sul territorio del paese asiatico, il disgustoso processo di riciclaggio è intricato; i ristoranti vendono i loro rifiuti agli allevamenti di suini. Lì, viene bollito. L’olio che galleggia in superficie viene venduto ai piccoli produttori di olio e il residuo solido viene utilizzato come mangime per i maiali.
I piccoli produttori vendono l’olio riciclato a grandi produttori i quali poi lo rivendono alle raffinerie. Le raffinerie lavorano il prodotto e lo spacciano nuovamente a ristoranti e supermercati.
L’olio di fogna è una realtà comune in molti settori e livelli della società in Cina. Non lo usano solo piccoli ristoranti e stand gastronomici lungo le strade ma è stato trovato anche nelle mense del Governo e nei prodotti di una grande azienda farmaceutica.
Considerando il fatto che la Cina ha il monopolio di oltre il 90 % del mercato della vitamina C negli Stati Uniti, questo è un fatto allarmante.
Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, una questione ampiamente sottovalutata anche nei nostri mercati, nonostante il fatto che la presenza sul territorio europeo di prodotti alimentari d’origine cinese costituisce la normalità.
È necessario, quindi, che in primo luogo le istituzioni europee deputate, ne vietino la commercializzazione mentre le autorità sanitarie dovrebbero sin da subito implementare verifiche per constatare l’assenza di beni che contengano quest’olio riciclato e se del caso proibirne immediatamente la vendita anche nei ristoranti o nei negozi alimentari che continuano a commercializzarli.
 

domenica 9 marzo 2014

Fumo passivo in ufficio: ex dipendente non ha mai fumato in vita sua e si ammala di tumore. Poste Italiane condannate a 175mila euro di risarcimento.


COMUNICATO STAMPA

Fumo passivo in ufficio: ex dipendente non ha mai fumato in vita sua e si ammala di tumore. Poste Italiane condannate a 175mila euro di risarcimento.

Maxirisarcimento da 175.000 euro a un ex dipendente delle Poste Italiane di Barcellona Pozzo di Gotto ammalatosi di tumore per fumo passivo. Lo ha deciso la sezione Lavoro della Corte di Appello di Messina con l’importante sentenza che Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, porta in evidenza. I Giudici con il provvedimento giurisdizionale, hanno confermato la condanna inflitta in primo grado alle Poste Italiane S.p.A. riconoscendo, ad un suo dipendente che aveva lavorato per cinque ore al giorno per oltre trenta anni in un locale non areato subendo il fumo passivo di un collega, il diritto al risarcimento del danno con una somma pari a 174.176 euro. Il protagonista, oggi ottantacinquenne, andò in pensione nel 1994, ma a distanza di sei anni, nel 2000, si manifestò un tumore alla faringe che, cambiandogli la vita, ha compromesso l’uso delle corde vocali provocandogli afasia e, per la successiva radioterapia, la perdita di tutti i denti costringendolo a nutrirsi solo con liquidi. Per anni ha dovuto lavorare in un ufficio con le finestre sigillate, accanto a colleghi con le sigarette sempre accese tra le mani, inalando, suo malgrado, le particelle cancerogene sprigionate dalla combustione delle stesse. L'uomo non ha mai fumato in vita sua.
 

martedì 4 marzo 2014

Gnocchi del pastificio ticinese Di Lella di Sementina ritirati dagli  scaffali. Una setola di metallo trovata da un cliente in uno gnocco. Una distrazione umana, un caso isolato.


COMUNICATO STAMPA

 
Gnocchi del pastificio ticinese Di Lella di Sementina ritirati dagli  scaffali. Una setola di metallo trovata da un cliente in uno gnocco. Una distrazione umana, un caso isolato.

Una setola di metallo trovata da un cliente in uno gnocco. L’azienda ha già provveduto a ritirare dal mercato la partita di gnocchi “incriminata”. “Una distrazione umana, una caso isolato” spiegano dal pastificio ticinese Di Lella di Sementina. Il pastificio rifornisce con gli stessi gnocchi le mense scolastiche di diversi asili ticinesi: "Nessun bambino si è sentito male". Ma la prudenza non è mai troppa. Specie dal momento che il pastificio rifornisce con gli stessi gnocchi le mense scolastiche di diversi asili. L’errore, spiegano dall’azienda, sarebbe dovuto alla distrazione di un dipendente che “ha pulito i macchinari con una setola di metallo, cosa mai fatta prima d’ora, a causa della sua inesperienza”. Nessun pericolo che la cosa si ripeta in futuro: l’azienda ha già in programma di installare un metal detector, attraverso il quale verranno controllate tutte le confezioni prima della vendita. Ecco le coordinate dei prodotti: Gnocchi freschi, 500 g, articolo numero 1381.181;Gnocchi riso, 500 g, articolo numero 1301.053; Cicche del nonno, 500 g, articolo numero 1381.183; Gnocchi di castagne, 500 g, articolo numero 1381.386. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, invita i consumatori a non consumare gli gnocchi e a riconsegnarli nelle filiali. Il prezzo d’acquisto sarà interamente rimborsato.
 

Nullo il verbale con l’autovelox se la pattuglia della polizia aveva i lampeggianti spenti La norma è chiara: gli autovelox devono essere segnalati in modo adeguato.  


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Nullo il verbale con l’autovelox se la pattuglia della polizia aveva i lampeggianti spenti
La norma è chiara: gli autovelox devono essere segnalati in modo adeguato.
 
Ancora una decisione che bacchetta quegli enti, in particolare i comuni, che non segnalano le postazioni per il rilevamento elettronico delle infrazioni come quelle a mezzo autovelox e simili. Per il giudice di pace di Gallarate il verbale elevato a seguito di rilevazione con autovelox dev’essere annullato quando si scopre che la postazione per il rilevamento elettronico non è visibile o segnalata con congruo anticipo ai veicoli in transito: come quando l’auto della pattuglia della polizia ha i lampeggianti spenti.
Con la sentenza 101/14 del giudice di Pace del comune del varesotto, è stato accolto il ricorso di un presunto trasgressore e quindi annullato il verbale elevato dalla Municipale per violazione dell’articolo 142, comma 8 del Codice della Strada per aver superato il limite massimo di velocità per soli undici chilometri orari.
Il magistrato onorario Laura Sardini ha infatti, rilevato che l’accertamento non è stato effettuato ottemperando alla normativa che regola l’accertamento delle violazioni al codice della strada eseguito con apparecchiature che dispensano gli agenti dalla contestazione immediata di cui all’articolo 201, comma 1 bis, Cds: in particolare, il Decreto Ministeriale del 15 agosto 2007, della circolare del 3 agosto 2007 del Ministero dell’Interno e della arcinota direttiva Maroni che è intervenuta a regolamentare la materia.
Nella fattispecie, peraltro, l’apparecchiatura elettronica è posta su di un’auto che sembra a tutti gli effetti civile, perché ha solo delle scritte calamitate “Polizia Locale”, mentre la vera pattuglia della Municipale è parcheggiata soltanto indietro all’altra vettura, con i lampeggianti spenti, e non risulta ben visibile ai veicoli che circolano sulla via. Una prassi evidentemente illegittima, che ricorda Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è spesso utilizzata da molti comuni per effettuare multe seriali.
Peraltro, l’agente accertatore ascoltato come testimone conferma, anche se indirettamente, una serie di circostanze favorevoli al conducente multato, ad esempio il fatto che il segnale di rilevamento automatico della velocità che si trova a soli 150 metri dalla postazione, dunque ben al di sotto dai minimi di legge.
È certo che se il cartello si fosse trovato alla distanza minima di 400 metri l’auto sanzionata avrebbe potuto rallentare e la multa non applicata. È, infatti,  lo stesso articolo 142 del Codice a imporre che lo strumento di rilevazione deve essere distinguibile da lontano.
 

domenica 2 marzo 2014

Centinaia di oggetti dimenticati ogni giorno sui treni. Smartphone e zaini tra gli oggetti più dimenticati

Centinaia di oggetti dimenticati ogni giorno sui treni. Smartphone e zaini tra gli oggetti più dimenticati


COMUNICATO STAMPA

 

Centinaia di oggetti dimenticati ogni giorno sui treni. Smartphone e zaini tra gli oggetti più dimenticati.

Centinaia di oggetti sono dimenticati ogni giorno su treni e stazioni del Paese. Zaini e smartphone per lo più.

L'anno scorso, decine di migliaia di oggetti sono stati dimenticati o abbandonati nelle stazioni e sui treni in Italia, più di un centinaio al giorno.

Tra gli oggetti più dimenticati vi sono spesso zaini, borse e trolley con i loro contenuti. A seguire vi sono cellulari, giacche, ombrelli, berretti, chiavi, libri, sciarpe.

Certo è quasi sempre facile risalire a chi smarrisce il proprio cellulare. Ma alcuni oggetti dimenticati sono veramente insoliti, come una protesi della gamba o una sedia a rotelle.

Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ricorda che gli oggetti smarriti rinvenuti dal Personale aziendale sui treni sono consegnati al Capo Stazione della stazione a fine corsa. I Capi Stazione provvedono al trasferimento degli oggetti rinvenuti presso la stazione Centrale. Per le Autolinee tali oggetti, rinvenuti dal Personale aziendale sugli autobus e/o nei pressi delle fermate, sono consegnati al Responsabile del servizio Autolinee. Il Capo della Stazione Centrale e il Responsabile del servizio Autolinee hanno la responsabilità di registrare e catalogare gli oggetti rinvenuti, di riporli in un luogo adatto al deposito e di custodirli. Gli oggetti smarriti restano in deposito 1 mese. Possono essere reclamati e ritirati dai proprietari. Nel caso sia certa la proprietà dell’oggetto smarrito, per la presenza di carta di identità o altro documento, e il proprietario sia rintracciabile, i Responsabili addetti provvederanno a informare l’interessato per il ritiro. Decorso il termine di deposito di 1 mese, nel rispetto di quanto stabilito dalla normativa prevista dal Codice Civile, il Capo Stazione Centrale e il Responsabile del servizio Autolinee provvedono a consegnare gli oggetti non reclamati, rispettivamente, all’Ufficio Oggetti Rinvenuti dei Comune di arrivo dei treni.