domenica 30 giugno 2013

  Provvedimento shock del governo britannico. Presto tre genitori di un bambino? Approvato un processo che consente di procreare un bambino dal DNA di tre genitori

Arriva una notizia shock dal Regno Unito che va dritta dritta al cuore del rapporto tra scienza, libertà, bioetica e eugenetica. La Gran Bretagna, si legge dalla stampa, potrebbe diventare il primo paese a legalizzare la fecondazione assistita nella quale il DNA di tre "genitori" è utilizzato per creare un embrione sano. Il governo, ha in effetti approvato venerdì scorso la procedura. Questo processo innovativo è destinato a prevenire la possibilità di trasmissione dalle madri ai loro bambini ,gravi malattie genetiche, come ad esempio alcune miopatie, sostituendo il loro DNA mitocondriale difettoso con DNA sano da un "terzo genitore".

Il dibattito per legalizzare questa procedura dovrebbe aver luogo l'anno prossimo in Parlamento. Sally Davies, Senior Advisor del Governo per i problemi di salute pubblica ha detto esplicitamente che l’esecutivo è pronto "a cercare di iniziare il trattamento il più presto possibile per salvare vite umane". Ed ha aggiunto che ora il governo inizierà a scrivere un testo di legge da presentare al Parlamento. Questo progetto di legge servirà a completare la legge inglese sulla fecondazione umana e l'embriologia del 2008.

Le mutazioni nel DNA mitocondriale sono abbastanza comuni. Circa un bambino su 200 nel Regno Unito è portatore di una mutazione mitocondriale che può provocare, passando da madre a figlio, problemi neurologici o muscolari e del cuore, così come la sordità o il diabete. E in un caso su 6500 ha gravi difficoltà e potrebbe soffrire di malattie pericolose per la vita per le quali non esiste una cura.

Ovviamente l'annuncio del governo del Regno Unito ha suscitato reazioni controverse. Da una parte i sostenitori della libertà di cure e gli specialisti del settore come il professor Doug Turnbull, direttore del Wellcome Trust Centre for Research mitocondriale presso l'Università di Newcastle (nord-est dell'Inghilterra ) che ha sviluppato due varianti di riproduzione assistita che coinvolgono tre "genitori". Per questi si apre la possibilità di aiutare le famiglie con malattie mitocondriali. Con i geni provenienti da un terzo donatore, si potrà dare la possibilità di avere figli che non hanno malattie mitocondriali.

Dall’altra coloro che ritengono rischiose le manipolazioni degli embrioni sia dal punto di vista scientifico che da quello più strettamente etico. Tra questi David King , direttore dell'organizzazione laica Human Genetics Alert, specializzato in questioni genetiche, secondo cui l’autorizzazione di questa procedura va ben oltre le certezze scientifiche che si hanno attualmente e causa problemi etici importanti anche perché i governi di tutto il mondo avrebbero da tempo stabilito di non superare il “traguardo critico” di non modificare geneticamente gli esseri umani ", aggiungendo che questa nuova tecnica aprirebbe la strada a "un mercato eugenetico di bambini su misura ".

Le malattie del DNA mitocondriale di vario grado, influenzano le strutture interne nelle cellule che producono, immagazzinano e distribuiscono l'energia per le cellule. Il cosiddetto "terzo genitore" consiste nel rimuovere il DNA mitocondriale dalla madre e sostituirlo con un terzo "genitore" per creare un embrione sano. Tale procedura è legale in Gran Bretagna per la ricerca di laboratorio, ma gli embrioni attualmente non possono essere utilizzato.

Vi è da precisare, come hanno sottolineato i difensori di questa tecnica, che il bambino nato da questa tecnica sarebbe portatore del patrimonio genetico dei suoi genitori, con l'eccezione del DNA mitocondriale dalla madre, sostituito dal donatore, poiché solo la madre trasmette i rischi di malattie di origine mitocondriale. Il bambino sarebbe in sostanza il “frutto” di entrambi i genitori, poiché le caratteristiche umane sono codificate nel DNA del nucleo della cellula, non nel DNA mitocondriale. Quest'ultimo costituisce meno dell'1% del totale diel DNA in una cellula umana.

È ovvio che l’eventuale definitiva approvazione di un provvedimento di tale portata, al di là delle inevitabili ripercussioni bioetiche, dev’essere letto anche in chiave europea, poiché in alcuni Paesi dell’Unione vigono ancora restrizioni troppo ampie in materia di fecondazione artificiale, tanto da portare ad un crescente ampliamento del fenomeno del cosiddetto “turismo riproduttivo”, per cui un numero sempre più elevato di cittadini di questi stati si recano in altri nei quali la legislazione consente terapie ed interventi di fecondazione assistita loro preclusi nei paesi d'origine.

Il caso italiano dopo l'approvazione della famigerata legge 40 nel 2004 è forse il più emblematico, tant’è che sono sempre più gli italiani che sono costretti ad “emigrare” in stati come la Spagna nella speranza di veder coronato il sogno di avere un figlio.

Ora la Gran Bretagna potrebbe diventare una meta altrettanto ambita, spiega Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, se l’Italia non deciderà una volta per tutte di modificare quest’assurda, retrograda e bigotta legge che recentemente è stata bocciata anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, per le abnormità contenute nella stessa.

venerdì 28 giugno 2013

Rischio aumento energis

Sei in: Economia > Consumatori: rischio aumento 2% su bollette energia More Sharing ServicesCondividi | Share on facebook Share on email Share on print Share on gmail Share on twitter Giovedì 27 Giugno 2013 Consumatori: rischio aumento 2% su bollette energia Associazioni dei consumatori sul piede di guerra Stop al decreto energivori, perché c’è il rischio di un aumento del 2% delle bollette per il maxi sconto alle imprese. “Grazie al Decreto Passera-Grilli, le famiglie italiane rischiano di vedersi aumentare le bollette dell’energia elettrica di un importo che, secondo alcuni, sarà pari al 2% in più di quanto già pagano. Si vogliono scaricare sulle spalle dei consumatori domestici i 600 milioni di euro (dati Mise) delle agevolazioni sugli oneri di trasmissione che il passato Governo Monti aveva concesso alle aziende energivore per favorirne la competitività”. A dare l’allarme sono ACU, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Codacons, Codici, Lega Consumatori, Unione Nazionale Consumatori, associazioni dei consumatori che lanciano un appello al ministro Flavio Zanonato “affinché ascolti le ragioni delle associazioni dei consumatori che non sono disposte ad accettare ulteriori sacrifici a carico delle famiglie italiane già stremate dalla crisi”. Le associazioni chiedono anche “un’operazione trasparenza” sulle bollette perché, spiegano, “così come è chiaro quanto pagano le famiglie, altrettanto non possiamo dire per i grandi consumatori. È paradossale che non si sappia quanto pagano l’energia le categorie industriali: siamo solo consapevoli che sono allacciati in alta o media tensione e che pagano prezzi inferiori di quelli delle famiglie allacciate in bassa tensione con contatori da 3,0 kW/h”. Le associazioni dei consumatori chiedono al Governo ed all’Autorità per l’energia di fare chiarezza sul costo che l’attuazione del Decreto Passera-Grilli avrebbe per le famiglie italiane, bloccandone eventualmente l’applicazione per procedere ad una sua revisione in direzione più equa per i consumatori. Chiedono anche di intervenire con urgenza per migliorare i Bonus Sociali (elettrico, gas e idrico) ampliando la platea degli aventi diritto, aumentando significativamente i loro importi e semplificando le procedure amministrative. La Redazione Radio Savona Sound News Rsvn.it

giovedì 27 giugno 2013

Il guadagno sulle multe

COMUNICATO STAMPA    La ditta che fornisce il tutor al Comune non può guadagnare a percentuale sulle multe (circolare Maroni): verbale annullato  Il canone fisso per il noleggio dello strumento di rilevamento è stabilito dalla legge, altrimenti l’appalto è da considerarsi «aleatorio»   La società appaltatrice privata che noleggia il tutor al Comune non può guadagnare anche una maggiorazione in proporzione ai verbali elevati per le infrazioni stradali, ossia in percentuale, ma deve incassare solo un canone fisso per la fornitura dell’apparecchiatura: la conseguenza in caso di violazione di questa disciplina è che le multe per eccesso di velocità elevate con questo sistema devono essere annullate. È da ritenersi, quindi, illegittimo il verbale se le rilevazioni avvengono in questo modo. In tal senso, la circolare “Maroni” del ministero dell’Interno  del 14 agosto 2009, ha interpretato il disposto dell’articolo 61, della legge 120/10, in base al quale corrispondere al fornitore dello strumento di rilevamento un compenso parametrato al numero e al tipo di violazioni accertate, trasforma senz’altro il contratto amministrazione-privato in un negozio «aleatorio». Non lo diciamo noi dello “Sportello dei Diritti”, spiega il fondatore Giovanni D'Agata, che lo ripetiamo da anni, ma ben due sentenze del giudice di pace di Pavia, la 832/13 e la 807/13, emesse dai giudici Giuseppe Casale e Tiziana Belviso. Nei casi in questione, in particolare sono state accolte le opposizioni alle sanzioni amministrative degli automobilisti sanzionati e annullati i verbali della polizia locale. Il contratto sottoscritto con la ditta noleggiatrice del tutor parla chiaro: le clausole contenute, infatti, stabiliscono che più incassa l’amministrazione con gli accertamenti delle infrazioni rilevate dalla strumentazione elettronica, più elevata diventa la rimuneratività per la società appaltatrice. Ma ciò, come rilevato dai giudici onorari, non è legittimo poiché la legge indicata peraltro come sottolineato dalla circolare interpretativa del Ministero, impone la «locazione finanziaria o di noleggio a canone fisso». Peraltro, lo stesso prefetto di Pavia, aveva contestato che si trattasse, nella fattispecie, di tutor “a percentuale”. Ma il giudice di merito non ha avuto dubbio decretando che il surplus commisurato al numero di infrazioni segnalate è stabilito contrattualmente e ciò è sufficiente ad annullare i verbali nell’accogliere i ricorsi, proprio perché è la normativa ha stabilire un costo identico per ogni operazione. Peraltro, il giudice che ha emesso la sentenza 807/13 bacchetta ulteriormente la P.A. definendo  «abnorme» la scelta dell’amministrazione locale che delega al privato una serie di operazioni che comprendono fra  l’altro la predisposizione dei ruoli da inviare al concessionario della riscossione. Attività, che al contrario, rientrano nell’esercizio del «potere pubblicistico». Addirittura in un caso l’agente verbalizzante sarebbe stato un vigile urbano di un altro Comune.

mercoledì 26 giugno 2013

Torino, la lattuga coltivata in balcone era la ''tromba del diavolo''

Torino, la lattuga coltivata in balcone era la ''tromba del diavolo''

Stabili le condizioni dei 4 intossicati: non più in coma, ma la prognosi resta riservata.

Franco Pennello
È stata una pianta di noce metella ("datura metel"), conosciuta anche con il nome di "tromba del diavolo" a provocare l'avvelenamento, l'altro ieri, di una famiglia torinese che l'ha mangiata per cena nella pasta. Il risultato delle analisi è stato reso noto stamane. Una piccola quantità della pianta sarà analizzata anche dai carabinieri del Laboratorio di analisi sostanze stupefacenti 

Restano in prognosi riservata

Stanno meglio le quattro persone ricoverate ieri in tre ospedali di Torino dopo avere mangiato "insalata" coltivata sul balcone. Le loro condizioni sono stabili, ma restano in prognosi riservata.
Fino a ieri, invece, i quattro erano in coma farmacologico. Il fatto è accaduto nel capoluogo piemontese, zona Vanchigia, protagonisti una coppia di anziani che ha ospitato a cena la figlia e il nipote di 12 anni. Immediatamente dopo il pasto tutti e quattro si sono sentiti male e sono stati ricoverati d’urgenza in gravi condizioni.

Tutti in coma farmacologico

Il più grave di tutti era il bambino, sottoposto a lavanda gastrica e attualmente in coma farmacologico, intubato al Regina Margherita. La madre di 46 anni è finita alle Molinette in rianimazione, anche lei in gravissime condizioni. La nonna, 66 anni, e il compagno di 65 anni, sono stati portati all'ospedale Mauriziano.



tratto da : http://www.ilsalvagente.it


domenica 23 giugno 2013

Camera Deputati

Care/i,
di seguito un riassunto di come utilizzare il sito della Camera.

1. COSA SI DISCUTE IN AULA
Il Tag LAVORI permette di visualizzare i lavori della settimana in corso in Aula (l'Assemblea).
Cliccando su Programma dei Lavori si può leggere il programma trimestrale come definito dalla riunione dei Capigruppo. Per ogni giorno è definito il programma dettagliato (variabile di giorno in giorno). Sulla destra un menu permette ricerche specifiche anche per Commissione.

Il Tag DOCUMENTI porta subito ai Temi dell'Attività Parlamentare dove sono elencati gli ultimi lavori, decreti in esame sia in Camera che Senato. Nelle specifiche è possibile arrivare al testo di legge preso in esame. A destra è presente un elenco suddiviso per tematiche.

2. COSA SI DISCUTE NELLE COMMISSIONI
Il Tag DEPUTATI E ORGANI presenta sulla sinistra una serie di organi parlamentari, cliccando su Commissioni si può scegliere la commissione desiderata per vederne la composizione e i Lavori (in alto sulla sinistra) suddivisi per tipologia. In ogni voce sono presenti i link per avere la corretta informazione sui documenti all'esame della commissione.

3. LEGGI E MODELLI DI INTERROGAZIONI, INTERPELLANZE, MOZIONI, QUESTION TIME
Tag LAVORI - A sinistra della pagina, cliccando su Attività di Indirizzo, controllo e conoscitiva si possono trovare interrogazioni, interpellanze, mozioni, risoluzioni e ordini del giorno tramite il motore di ricerca.
Può servire per avere un'idea di come viene formulata un'interrogazione (ad esempio) e provare a cimentarsi nella costruzione di un documento per interrogare i vari Ministri.
Cliccando su Attività Legislativa si trovano le ultime leggi depositate e altri atti utili.
Sulla destra la possibilità di fare ricerche mirate (esempio: Ultimi Progetti di Legge -> Ultimi annunciati mostra le ultime proposte di legge depositate dai vari parlamentari).

4. I DEPUTATI
Per cercare i parlamentari, basta cliccare su Deputati e Organi, sono suddivisi per ordine alfabetico. Per ognuno è definita una scheda riassuntiva, le commissioni nelle quali lavora e, cliccando su Attività Svolta, si può trovare l'elenco di ciò che ha depositato. Il link Scrivi mostra la mail del deputato.

In generale, presentare una proposta di legge alla Camera o al Senato non determina la sua automatica discussione in Commissione. E' il Presidente della Commissione insieme all'ufficio di presidenza (2 vice, 2 segretari e i capigruppo di commissione) che definisce ciò che viene incardinato nei lavori della commissione (lo fa più in autonomia che di comune accordo).

Altra documentazione utile può essere la seguente:
regolamento della Camera http://www.camera.it/leg17/437?conoscerelacamera=237

In caso di difficoltà, non esitate a contattarci.
Federica Daga.

Qui la discussione sul mu533




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Questo messaggio è stato inviato da Federica Daga (dagaf2@gmail.com) di Beppe Grillo Organizers MeetUp.
Per ulteriori informazioni su Federica Daga, visita il suo profilo
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Meetup, POB 4668 #37895 NY NY USA 10163 | support@meetup.com 

lunedì 17 giugno 2013

Somma L.,ufficio guardia medica antiquato

asl somman.1Una mia recente visita al  Servizio di Continuità Assistenziale – Ex Guardia Medica di Via Angelo Bellini 29, a Somma Lombardo (VA) mi ha fatto capire ancora una volta, quanto il settore pubblico anche sanitario abbia bisogno di investimenti.
Si tratta di un ufficio posizionato sulla sinistra dell’ospedale dopo un discreto percorso a piedi, non certo ottimale per chi ha problemi di salute impellenti.
La saletta di attesa dispone di una ripeto una sedia, per  cui i muretti davanti all’accesso vengono utilizzati come appoggio per i pazienti (questo è davvero il caso di chiamarli così).
Lavoratori, pensionati e/o bimbi trovano un bel distributore in bella mostra, con due piante di arredo e un cestino aperto e pieno.
Le condizioni di pulizia lasciano a desiderare, non è che la direzione intenda far eseguire anche le pulizie ai medici?
La perla maggiore è il bagno a disposizione degli utenti : maleodorante, senza sedile nè copri-water usa e getta, figuriamoci la carta igienica ( costa pure quella ?).
Il problema maggiore potrebbe essere l’utilizzo da parte di persone diversamente abili che non potrebbero accedervi.
Sarebbe opportuno qualche piccolo investimento per rendere decorosa,vivibile ed accogliente una struttura importante per il territorio.
Giuseppe Criseo,
Segretario Generale
Sindacato Europeo dei Lavoratori
Somma L. 14.06-2013

domenica 16 giugno 2013

Somma LOMBARDO, ufficio guardia medica mediocre

http://www.sindacatoeuropeolavoratori.it/?p=3047

Somma L.,ufficio guardia medica antiquato


asl somman.1Una mia recente visita al  Servizio di Continuità Assistenziale – Ex Guardia Medica di Via Angelo Bellini 29, a Somma Lombardo (VA) mi ha fatto capire ancora una volta, quanto il settore pubblico anche sanitario abbia bisogno di investimenti.
Si tratta di un ufficio posizionato sulla sinistra dell’ospedale dopo un discreto percorso a piedi, non certo ottimale per chi ha problemi di salute impellenti.
La saletta di attesa dispone di una ripeto una sedia, per  cui i muretti davanti all’accesso vengono utilizzati come appoggio per i pazienti (questo è davvero il caso di chiamarli così).
Lavoratori, pensionati e/o bimbi trovano un bel distributore in bella mostra, con due piante di arredo e un cestino aperto e pieno.
Le condizioni di pulizia lasciano a desiderare, non è che la direzione intenda far eseguire anche le pulizie ai medici?
La perla maggiore è il bagno a disposizione degli utenti : maleodorante, senza sedile nè copri-water usa e getta, figuriamoci la carta igienica ( costa pure quella ?).
Il problema maggiore potrebbe essere l’utilizzo da parte di persone diversamente abili che non potrebbero accedervi.
Sarebbe opportuno qualche piccolo investimento per rendere decorosa,vivibile ed accogliente una struttura importante per il territorio.
Giuseppe Criseo,
Segretario Generale
Sindacato Europeo dei Lavoraratori
Somma L. 14.06-2013

venerdì 14 giugno 2013

L'Anas risarcisce il conducente dei danni subiti per un incidente causato dalla strada scivolosa e bagnata. La società custode della strada risponde anche se ha adottato tutte le misure necessarie per segnalare il pericolo

Prendendo spunto da una sentenza della Cassazione civile resa in data 13 giugno 2013, la numero  14856, lo “Sportello dei Diritti” ritorna sulla questione del diritto al risarcimento dei danni subiti per responsabilità del custode della strada o dell’ente proprietario. Nel caso in questione i giudici di legittimità hanno confermato l’orientamento più recente e maggioritario secondo cui deve  risarcire  i danni provocati al conducente dell’autovettura che subisce un sinistro a causa del manto stradale viscido e scivoloso ribadendo che la responsabilità dell’ente o della società custode sussiste anche se se sono state adottate tutte le misure necessarie per segnalare il pericolo.

Nel caso di specie i giudici della terza sezione civile della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso dell’Anas che aveva impugnato la sentenza di secondo grado del Tribunale che a sua volta aveva confermato l’esito di una sentenza del giudice di pace che aveva riconosciuto il diritto al risarcimento del conducente che aveva chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa di un incidente, avvenuto a causa di un tratto stradale particolarmente bagnato e viscido.

Sottolineano gli ermellini che: “La responsabilità ex art. 2051 c.c. sussiste in relazione a tutti i danni da essa cagionati, sia per la sua intrinseca natura, sia per l'insorgenza in essa dì agenti dannosi, essendo esclusa solo dal caso fortuito, che può essere rappresentato, anche dal fatto del danneggiato, avente un'efficacia causale tale da interrompere del tutto il nesso eziologico tra la cosa e l'evento dannoso o da affiancarsi come ulteriore contributo utile nella produzione del danno”.

Per quanto concerne le strade aperte al pubblico transito, peraltro, i giudici di piazza Cavour hanno evidenziato che la disciplina di cui all'art. 2051 c.c. si applica in riferimento alle situazioni di pericolo connesse alla struttura della strada, “essendo configurabile il caso fortuito in relazione a quelle situazioni provocate dagli stessi utenti, ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nonostante l'attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere”.

Anche la sentenza che abbiamo portato all’attenzione, rileva Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, evidenzia ulteriori importanti profili risarcitori per tutte le vittime di incidenti stradali dovuti a responsabilità dell’ente proprietario o custode della strada cui è demandata una maggiore attenzione per la più ampia tutela di tutti gli utenti anche in ragione di decisioni di tale tipo che stanno divenendo l’orientamento maggioritario delle corti nel Nostro Paese.

martedì 11 giugno 2013

tutela degli acquisti

                                                  


Tutela dell’acquirente: garanzia negli acquisti
di Umberto Santoro - Una disamina degli strumenti previsti dall’ordinamento diretti a tutelare la posizione dell’acquirente all’atto di stipula di un qualsiasi contratto di compravendita, può risultare utile a coloro che, quotidianam ...
Fonte: Studiocataldi.it
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_13697.asp

lunedì 10 giugno 2013

Disservizi delle Poste italiane e danni. Risarcibili i danni non patrimoniali del cittadino

COMUNICATO STAMPA

Disservizi delle Poste italiane e danni. Risarcibili i danni non patrimoniali del cittadino per il ritardo nella consegna del telegramma o di una missiva che causa una perdita di chance professionale.
Va liquidato il danno esistenziale e da perdita di chance quando l'offesa subita è seria e incide su di un diritto inviolabile della persona

Troppo spesso si cullano dietro un’invulnerabilità legislativa, quasi uno scudo che apparentemente le renderebbe immuni da qualsiasi tentativo di rispondere alle loro carenze, quando a citarle in giudizio è il singolo cittadino.
A volte però la giurisprudenza s’inserisce nelle maglie della legislazione e nella farraginosità delle clausole dei contratti e provvede a sanzionare, a ragione, i comportamenti di chi non sempre agisce in piena correttezza e nel rispetto dei vincoli legislativi e contrattuali previsti.
Accade così di poter riportare all’attenzione della cittadinanza la sentenza resa dal Giudice di Pace di Eboli, dott. Luigi Vingiani, che ha sancito un principio assai interessante: le Poste Italiane Spa sono tenute a risarcire il danno subìto da un cittadino in caso di ritardo nel deposito di una missiva o telegramma che provoca una perdita di chance. Per dirla più esplicitamente, dev’essere liquidato il danno non patrimoniale perché in questi casi l'offesa subita non è futile ma seria e va ad incidere su di un diritto inviolabile della persona costituzionalmente garantito.
Nel caso di specie, il giudice onorario investito della questione ha accolto la domanda giudiziale di un insegnante non di ruolo che si è visto recapitare in ritardo un telegramma che lo incaricava per una supplenza.
Il docente ha causa del ritardo nel recapito non aveva potuto prendere servizio. In conseguenza di tale omissione il cittadino aveva avviato un’azione contro Poste Italiane e il giudice ha liquidato ben 5mila euro di risarcimento.
Nel motivare la decisione, il giudice ha rammentato che, pur non esistendo più un danno esistenziale autonomo, questo può essere di fatto risarcito nell'ambito del danno non patrimoniale e a due condizioni e cioè che l’interesse che si assume leso sia un diritto inviolabile della persona (oppure e’ riconducibile ad una espressa previsione di legge anche internazionale che consente il ristoro ex art. 2059 cc); che l’offesa arrecata al diritto sia seria, oltre la soglia della tollerabilità. Non di meno, l’onere della prova grava sul danneggiato e la liquidazione, se il danno è provato nell’an, può essere fatta ex art.. 1226 C.C anche equitativamente tramite presunzioni.
Per ciò che riguarda la cosiddetta “perdita di chance” il giudice di merito ha inoltre sottolineato che questa - come concreta ed effettiva occasione favorevole di conseguire un determinato bene, non è una mera aspettativa di fatto ma un'entità patrimoniale a sè stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di autonoma valutazione – e chi richiede i danni dalla perdita di chance ha l'onere di provare, pur se solo in modo presuntivo o secondo un calcolo di probabilità, la realizzazione in concreto di alcuni dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato e impedito dalla condotta illecita della quale il danno risarcibile dev'essere conseguenza immediata e diretta.
Nella fattispecie, l'insegnate ha dimostrato di aver subìto dei danni e che l'unico impedimento alla supplenza è stato il disservizio delle Poste, con l’inevitabile conseguenza dell’accoglimento della domanda.
Per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di una decisione esemplare che costituisce un precedente significativo per l’avvio di azioni in casi analoghi per i quali come accade di sovente, l’associazione è pronta a procedere.

mercoledì 5 giugno 2013

Malasanità: il congiunto ha diritto al risarcimento del danno morale per la diagnosi errata

COMUNICATO STAMPA

Ha diritto al risarcimento del danno morale autonomamente il coniuge del paziente rimasto vittima della vittima di malasanità anche a causa della depressione che rende complicata la vita affettiva
Il fatto illecito dei sanitari sul paziente, danneggiato da un intervento a seguito della diagnosi errata di cancro, ha una sua potenzialità lesiva anche sullo stretto congiunto

È un principio sacrosanto, quello rilevato dalla sentenza 14040/13 della terza sezione civile della Cassazione pubblicata il 4 giugno, secondo cui anche chi vive accanto a una persona che è stata vittima di un caso di malasanità ha diritto all’autonomo risarcimento del danno morale, laddove l’illecito perpetrato a carico di chi ha subito un intervento inutilmente invasivo, frutto di una sbagliata diagnosi di cancro, risulta avere una sua indipendente potenzialità lesiva anche nei confronti di chi è costretto a convivere con chi è convinto di essere a un passo dalla morte per via dell’errore dei medici. Il danno psichico consistente nello stato depressivo può ben avere rilievo tale da doversi ritenere gravemente invalidante.
Nel caso di specie è stato accolto uno dei motivi del ricorso incidentale proposto da una coppia di coniugi. Secondo gli ermellini è errata la decisione della Corte d’appello che aveva negato i danni morali anche alla moglie del paziente vittima di un intervento «superfluamente distruttivo».
In particolare, nella fattispecie l’intervento di asportazione di un banale neo alla gamba si era trasformato in un calvario per l’incolpevole paziente: gli era stato diagnosticato un melanoma e soltanto la biopsia aveva smentito la diagnosi sbagliata, con la lieta novella che risulta comunicata con un notevole ritardo, tanto che il paziente si era convinto che gli era stata riferita una pietosa bugia per lasciarlo morire in pace. A causa di tanto e quindi del fatto che pensava gli restasse poco da campare, l’uomo era fatalmente caduto in depressione.
È ingiustificata, quindi da parte dei giudici di secondo grado il mancato riconoscimento del risarcimento del danno morale anche nei confronti della moglie motivando sulla circostanza che i congiunti potrebbero far valere i danni cosiddetti “riflessi” soltanto di fronte a lesioni seriamente invalidanti della persona cara. Per i giudici del Palazzaccio però anche la depressione può essere causa di conseguenze molto serie. E soprattutto non può essere escluso che anche la moglie del paziente dato per spacciato non possa aver patito sofferenze gravi, tanto da compromettere lo svolgimento delle relazioni affettive.
La Suprema Corte ritenendo valide le doglianze del ricorso incidentale ha deciso di rinviare la causa nuovamente nel merito ad altra Corte, che dovrà anche quantificare il risarcimento a carico della Regione che risponde per il policlinico universitario citato per danni.
Per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a seguito della decisione in questione si aprono importanti profili di tutela per tutti i familiari che si trovano nelle medesime condizioni. Come “Sportello dei Diritti” avevamo infatti avviato azioni in tal senso per il risarcimento dei danni anche per i prossimi congiunti e la sentenza in questione rafforza il convincimento che la strada di agire anche per costoro è quella giusta.

lunedì 3 giugno 2013

Ford richiama 465.000 auto per perdita di carburante

COMUNICATO STAMPA

Ford richiama 465.000 auto per perdita di carburante.

Oggi Ford ha annunciato il richiamo di 465.000 veicoli in tutto il mondo per risolvere un eventuale perdita di carburante per possibili rischi d’incendio.
I modelli dei veicoli sono del 2013 la Ford Explorer, Toro, Flex, Fusion, Interceptor Utility, Interceptor Sedan, e Lincoln MKS, MKT e MKZ.
Alcuni clienti hanno segnalato sia l’odore di carburante che segni di perdite di combustibile sul terreno fuoriuscito dalle auto.
Fonti ufficiali di Ford hanno comunicato che non ci sono state segnalazioni di incendi, né sono a conoscenza di eventuali incidenti o infortuni attribuiti a questa guasto. La maggior parte delle vetture sono state vendute negli Stati Uniti e in Canada, ma un po 'di 53.000 sono stati consegnati in altri mercati come quello europeo.
Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, vista l’urgenza del richiamo da parte della casa automobilistica per la situazione di pericolo in sui ci si potrebbero trovare gli automobilisti, in via cautelativa, invita i proprietari a contattare i loro locali concessionari Ford per controllare se le auto hanno questa perdita di carburante.

Tutela dei risparmiatori. I titoli-spazzatura tornano alla banca se manca la clausola che prevede il recesso di 7 giorni

COMUNICATO STAMPA
Tutela dei risparmiatori. Se manca la clausola che prevede il recesso di 7 giorni per ognuna delle vendita “fuori sede” il contratto è nullo e i titoli-spazzatura tornano alla banca
Cambio di orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione: il risparmiatore va tutelato anche quando l’investimento avviene su iniziativa del promotore fuori dal servizio di collocamento

Importante decisione delle Sezioni Unite della Suprema Corte che con un’inversione del precedente orientamento in materia di collocamento dei cosiddetti “titoli - spazzatura” interpretano le norme del testo unico sulla finanza (Tuf) in maggior favore rispetto al risparmiatore .
Con la sentenza 13905/13 in questione pubblicata in data odierna 03 giugno, ritornano alla banca i titoli piazzati dall’intermediario quando nel contratto fra l’istituto di credito e il risparmiatore non è stato garantito il diritto di recesso nell’ambito della vendita effettuata fuori dalla sede.
E ciò anche laddove il negozio risulta sottoscritto non nell’ambito di un servizio di collocamento che la banca presta all’emittente o all’offerente i titoli, ma in esecuzione di un servizio d’investimento diverso, sempre per iniziativa del promotore finanziario. L’interpretazione estensiva della norma del testo unico sulla finanza (Tuf) rispetto alla precedente giurisprudenza tanto da segnare un vero e proprio revirement che aveva riguardato anche differenti posizioni dottrinali, deve infatti essere preferita guardando alla “ratio” della norma che intende offrire ampia tutela al risparmiatore, con sette giorni di riflessione durante i quali l’efficacia del contratto risulta differita, tutte le volte che l’investimento non è frutto di una ponderata scelta del cliente che sceglie di sua iniziativa di recarsi per l’operazione presso la sede dell’intermediario finanziario.
Nel caso di specie, è stato rigettato il ricorso della banca che si è vista annullare il contratto di vendita fuori sede delle obbligazioni emesse da una nota azienda italiana poi fallita, con l’inevitabile corollario di rendere inesigibili i bond emessi. A nulla vale l’invocazione tendere a ritenere applicabile l’interpretazione più rigida del Tuf in base alla lettera della disposizione.
Ciò anche in virtù della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che stabilisce inequivocabilmente che bisogna garantire un «livello elevato di protezione dei consumatori» e, dunque, di interpretare le norme ambigue nei confronti di questi ultimi. La garanzia del recesso senza oneri per il cliente per sette giorni, evidenziano gli ermellini riuniti nelle Sezioni Unite stante l’importanza della vicenda e le interpretazioni contrastanti, punta a compensare il fatto che il risparmiatore non ha potuto riflettere abbastanza sull’investimento che non è sottoscritto presso la sede dell’intermediario ma nasce comunque dall’iniziativa del promotore finanziario.
Peraltro, neanche l’assunto della banca secondo cui l’interpretazione restrittiva della norma s’inserisce nell’ambito del collocamento vero e proprio secondo cui l’offerta in vendita avviene a condizioni uniformi e predeterminate e in base a un contratto-quadro stipulato in precedenza fra l’intermediario e l’investitore.
La circostanza che rileva in tali casi, per i Giudici del Palazzaccio, è che il risparmiatore può essere colto di sorpresa dall’offerta del promotore, al di là del fatto che il prezzo di vendita dei titoli sia più o meno fisso. E il recesso “incriminato” riguarda comunque le singole operazioni poste in essere dal cliente e non la stipulazione del contratto-quadro. Né si può invocare utilmente la circostanza secondo cui nei sette giorni di “limbo” le condizioni del mercato mobiliare potrebbero mutare.
Alla luce di tale importante sentenza, spiega Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si aprono importanti profili di tutela per tutti i risparmiatori lesi nei loro diritti. Come associazione, promuoveremo azioni in tal senso a tutela del risparmio violato facendo valere tale nuova interpretazione della Suprema Corte che gode della forza persuasiva delle Sezioni Unite dello stesso collegio.

domenica 2 giugno 2013

focolaio di infezione da virus dell'epatite A in residenti e viaggiatori in Italia.



COMUNICATO STAMPA



Epatite A: valutazione congiunta EFSA-ECDC per un focolaio di infezione da virus dell'epatite A in residenti e viaggiatori in Italia.
Dopo la cheesecake dell’azienda italiana Asiago Food Spa di Padova (lotto L13036), ritirato precauzionalmente dall'Assessorato alla sanità della Provincia Autonoma di Bolzano il prodotto alimentare "Miscela di frutti di bosco surgelati Bosco Buono" (lotto 13015)

L’ECDCD (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha confermato che dal 1° gennaio 2013, 15 casi di epatite A, nota anche come epatite alimentare, sono stati riportati in Germania, i Paesi Bassi e Polonia. Tutti i pazienti avevano viaggiato nel Nord Italia durante il periodo di esposizione.
Poiché i casi non riportano una storia di viaggi al di fuori dell'UE nel periodo di esposizione potenziale, questo suggerisce fortemente che si tratti di un'epidemia che coinvolge diversi Stati membri dell'Unione Europea, con l'esposizione che si verifica attualmente in uno Stato membro dell'Unione europea.
I punti di epidemiologia descrittiva evidenziano una continua fonte comune di infezione. Le indagini epidemiologiche e ambientali preliminari indicano nell’ingestione di frutti misti di bosco congelati come il più probabile veicolo di infezione per questo focolaio. Un gran numero di casi segnalano il consumo di bacche prima dell'esordio della malattia. Inoltre, l’HAV (acronimo anglosassone di virus dell'epatite A) è stato isolato in una confezione di frutti misti di bosco congelati presso la residenza di uno dei casi.
Secondo le informazioni disponibili, è probabile che ulteriori casi verranno identificati e segnalati. L’ECDC, l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e la Commissione europea, in cooperazione con i paesi interessati, hanno fatto sapere che continueranno a monitorare da vicino questo evento e aggiorneranno la valutazione del rischio non appena saranno disponibili nuove e rilevanti informazioni.
In tal senso, il ministero della Salute aveva diramato lo scorso 23 maggio una circolare in cui invitava le Asl a monitorare con attenzione i casi segnalati nel nostro paese, e “avviare indagini sul territorio nazionale finalizzate ad identificare sia l’esistenza di possibili casi autoctoni correlati che, eventualmente, le potenziali fonti di infezione”. Il livello di attenzione, dunque è elevatissimo in tutta Europa, dopo che lo scorso aprile sono stati registrati due focolai internazionali, uno dei quali, si legge nella nota ministeriale, nel Nord del Continente, causato dal consumo di frutti di bosco congelati importati da paesi extraeuropei (il secondo focolaio coinvolgeva turisti di rientro dall’Egitto).
Nel mirino delle autorità nazionali ed europee, quindi, frutti di bosco e fragole congelate. Ma l’incremento di casi è assai preoccupante anche da noi. “In particolare – recita il documento ufficiale – su 16 regioni che hanno trasmesso dati aggiornati al 20 maggio 2013, risulta un incremento delle notifiche di Epatite A pari al 70% nel periodo marzo – maggio 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012″.
Il 17 maggio, per la verità un po’ in sordina perché non si tratta di un vero e proprio allarme, è partita la suddetta allerta comunitaria sui frutti di bosco e fragole congelati. I casi segnalati provenivano da Bulgaria, Polonia, Serbia e Canada, ma trovavano origine in prodotti lavorati in aziende italiane.
Si trattava, in particolare, di una cheesecake guarnita con “misto di frutti di bosco”, in confezione da 200 grammi, e prodotta dall’azienda italiana Asiago Food Spa di Padova. Il lotto ritirato dal commercio riporta il codice L13036, con scadenza 02/2015. Le autorità sanitarie lo hanno già ritirato, ma alcune confezioni erano state già vendute.
Va evidenziato, peraltro, che non risulta ancora aggiornato il sistema di allerta comunitario (che in questo caso riceve le comunicazioni dal ministero della Salute italiano) circa la situazione attuale: è da chiarire, quindi, se risultano essere ancora in commercio altri lotti di prodotto sospetti. Resta poi il problema dei frutti di bosco. Altre aziende, oltre alla Asiago Food Spa, potrebbero avere acquistato la materia prima contaminata per venderla direttamente o usarla come ingrediente per altri dolci congelati.
Due settimane fa, invece, in Danimarca è stata bloccata una partita di frutti di bosco scongelati proveniente dalla Cina, perché positivi alla presenza di norovirus (collegato all’epatite A).
L’allerta era scattata in quattro paesi del Nord Europa: oltre che in Danimarca, in Finlandia,  Norvegia e Svezia, dove un focolaio di epatite A ha coinvolto 56 persone.
D’altronde i numeri registrati dal sistema di sorveglianza Seieva (Sistema Epidemiologico Integrato dell'Epatite Virale Acuta) dell’Istituto Superiore della Sanità, parlano chiaro: in 16 regioni che hanno trasmesso dati aggiornati al 20 maggio 2013, risulta un incremento delle notifiche di epatite A nel periodo marzo-maggio pari al 70% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. In particolare, l’aumento dell’incidenza è stato segnalato in quattro regioni del centro-nord (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto) e in una del sud (Puglia).
In ultimo, Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, segnala, peraltro che a seguito di tale allerta, l'Assessorato alla sanità della Provincia Autonoma di Bolzano in data di ieri 31 maggio 2013, ha informato che “il prodotto alimentare "Miscela di frutti di bosco surgelati Bosco Buono" confezione 450 gr, lotto 13015 e con termine minimo di conservazione 12/2014 confezionato dalla ditta Green Ice SpA via Roma 5/7 Ponte Crenna (PV) (vedasi in tal senso l’immagine del prodotto) è oggetto di ritiro dal mercato per presenza del virus dell'epatite A”.
In tal senso, come riportato dallo stesso assessorato, “s'invitano tutti coloro i quali avessero acquistato il suddetto prodotto con il lotto di produzione sopra indicato a non consumarlo in via precauzionale”.