sabato 28 dicembre 2013

Sequestro di diverse tonnellate di carne di cavallo in Belgio. Una parte del lotto di questa carne risulta già venduta in Italia


COMUNICATO STAMPA

 

Sequestro di diverse tonnellate di carne di cavallo in Belgio. Una parte del lotto di questa carne risulta già venduta in Italia

 

L'Agenzia Federale per la Sicurezza della Catena Alimentare (FASFC) belga ha sequestrato venerdì molte tonnellate di carne di cavallo di una società belga dopo che aveva ricevuto informazioni dalle autorità francesi nel contesto dell'identificazione di frodi evidenziate in Francia.

Le autorità francesi hanno avviato indagini sulla presunta frode per l'identificazione dei cavalli durante il primo trimestre del 2013. Gli equini, che provenivano da individui, centri equestri e laboratori farmaceutici, dove erano utilizzati per la produzione di siero equino purificato, sarebbero stati rivenduti per il consumo.

La Francia ha informato il Belgio, che il 23 dicembre, 17,5 tonnellate di questa partita di carne erano state consegnate ad una società belga.

La FASFC ha sequestrato in loco parte di queste carni, congelate, senza prelevare dei campioni in questa fase in attesa di nuove istruzioni da parte delle autorità francesi. La carne in questione, proveniente da questa presunta frode, tuttavia, nel frattempo era stato mischiata con altra per formare una partita totale di 82 tonnellate di carne. Questo lotto potrebbe essere comunque rintracciato.

Tra febbraio e marzo 2013, 1,6 tonnellate di questo lotto erano già state vendute come carne fresca in una ventina di macellerie in Belgio.

Nell'impresa sono state sequestrate circa 16,8 tonnellate di questo lotto di carne. La maggior parte del lotto è stata distribuita in tutta Europa, particolarmente in Francia, in Olanda ed anche in Italia. La FASFC ha informato le autorità competenti dei paesi interessati.

In un comunicato contenente una dichiarazione dal procuratore della Repubblica di Marsiglia, dottor Brice Robin, l’agenzia federale belga ha dichiarato che il sequestro in questione non è stato fatto perché le carni sono inadatte al consumo in quanto nocive per la salute umana. La frode è prima di tutto amministrativa e non sanitaria, come confermato dal portavoce dell'agenzia federale Jean-Paul Denuit. Quest'ultimo ha aggiunto in tal senso che le autorità francesi hanno inviato al Belgio informazioni e non un avvertimento.

Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che ha più volte richiamato l’attenzione delle autorità e dei consumatori sulle numerose frodi che riguardano il commercio di carni nell’area UE, quest’ennesima truffa alimentare dimostra che esistono problemi di identificazione dei cavalli ma anche di altri tipi di animali, in vari paesi europei.
Mentre l’associazione ribadendo quanto denunciato dalle agenzie alimentari belga e francese, ha sollevato molte volte questo problema, è da rilevare che sia la Commissione europea che le autorità italiane non hanno ancora espletato azioni concrete per armonizzare i controlli in diversi Stati membri per la corretta applicazione delle normative europee in tutta l'Unione.
 

venerdì 27 dicembre 2013

Bambini smartphone e tablet, c'è preoccupazione  tra gli esperti  


COMUNICATO STAMPA

 

Bambini smartphone e tablet, c'è preoccupazione  tra gli esperti
 
Un vero e proprio boom che non conosce un rallentamento ormai da diversi anni, quello della vendita di smartphone e tablet, favorito da una miriade di promozioni commerciali rivolte ad ogni fascia della popolazione, compreso i bambini che oggi più che mai, diventano un bersaglio indiretto delle vendite di tali prodotti informatici.
Ma se è un modo, almeno apparente di far girare un economia in crisi da anni, perché alla fine la pressoché totalità degli utili finisce nelle casse delle multinazionali dell’elettronica e della telefonia, in realtà non si stanno comprendendo gli effetti sociali specie in termini di sviluppo cognitivo, relazionale ed educativo sull’ultima generazione di italiani.
Ed oggi, tablet e smartphone, certamente il must del regalo di Natale 2013, sono nel mirino degli esperti che stanno iniziando ad evidenziare i pericoli che questi oggetti tecnologici possono riguardare i più piccoli. Anche perché la loro facilità di utilizzo è tale, che bambini piccolissimi, anche di 3 anni o meno, sono in grado di accedere agevolmente alle funzioni di base ed utilizzarli.
Il fenomeno più  preoccupante, peraltro, è da rinvenire nel comportamento dei genitori che mettono a disposizione dei propri figli tali apparecchi per tenerli a bada e non doverli gestire e quindi educare. Un dato che, se si somma ai momenti che li si abbandona davanti alla tv o ai videogiochi, lascia ben poco al tempo necessario da dedicare all’educazione della prole per avviarla alla vita.
Dimitri Christakis, medico dell’ospedale pediatrico di Seattle, ha evidenziato che “Niente è però più importante per lo sviluppo sociale del bambino del tempo che passano con i genitori”.
Se è vero che i giochi hanno valore educativo - evidenzia il medico - ma se si usa il tablet solo per guardare video allora non vi è alcuna differenza con la televisione.
Né ad oggi sono stati dimostrati eventuali benefici di uno schermo per lo sviluppo dei bambini, ed anzi, troppo tempo davanti alla TV è stato connesso a problemi comportamentali e un ritardo nello sviluppo sociale.
In attesa di studi più approfonditi, che probabilmente arriveranno tra anni e quindi troppo tardi  per comprendere i reali effetti di questo fenomeno di massa sulle nuove generazioni, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si unisce al coro di preoccupazione degli esperti, rivolgendo un appello a tutti i genitori affinché evitino di lasciare in balìa di questi strumenti i propri piccoli, cercando di riservare ogni momento utile della giornata a dedicarsi a loro in maniera quanto più tradizionale è possibile.  
 

mercoledì 18 dicembre 2013

Mobbing. Risarcito per la depressione il dipendente cui sono stati affidati compiti marginali e impediti gli aggiornamenti

COMUNICATO STAMPA

Mobbing. Risarcito per la depressione il dipendente cui sono stati affidati compiti marginali e  impediti gli aggiornamenti. Liquidato il danno non patrimoniale da dequalificazione professionale sulla base del 50 % dello stipendio lordo

Un'importante decisione sulla piaga del mobbing arriva dal tribunale di Milano, che Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione da sempre impegnata in difesa delle vittime di vessazioni sul luogo di lavoro ritiene utile portare all'attenzione di quanti subiscono angherie e soprusi.

Con la sentenza 1012/13, il giudice del lavoro designato, ha riconosciuto il diritto al risarcito del danno biologico - conseguenza dell’ansia e della depressione - nonché morale, al lavoratore cui non siano stati consentiti gli aggiornamenti e affidati compiti marginali rispetto al bagaglio professionale acquisito con gli studi e l’esperienza, sulla base di un'assunta incompatibilità ambientale. Secondo il tribunale di Milano il risarcimento dovuto per la dequalificazione dev'essere liquidato in relazione al 50 % dello stipendio lordo. Nel caso di specie il tribunale meneghino ha accolto il ricorso degli eredi di un medico oculista, assegnato a compiti marginali, in particolare alle dimissioni dei pazienti, privato della facoltà di operare e visitare nonché di ottenere aggiornamenti professionali. Nella fattispecie, il dottore era stato in primo luogo trasferito poiché l'azienda lamentava una non meglio precisata incompatibilità ambientale e poi a seguito di un ricorso in via d’urgenza risultato vittorioso, otteneva il ritorno in sede, ma, come accade sovente, con mansioni mortificanti. In conseguenza di tale scelta aziendale, il medico decide di ricorrere contro l'Asl per domandare il risarcimento del danno biologico, a causa di una lieve sindrome ansioso-depressiva, e morale, determinati dalla nuova difficile situazione lavorativa, significando la sussistenza di mobbing a suo carico. Indipendentemente dalla verifica della condotta mobbizzante da parte dei superiori, il giudice ha comunque accolto le sue doglianze, essendo stato comprovato il demansionamento che ha causato la frustrazione e le complicazioni dello stato di salute. Anche perché é lo stesso magistrato a rilevare che «non vi è dubbio di genere alcuno che la dequalificazione professionale è uno degli elementi che, senza vincolo di esclusività e tanto meno di esaustività, concorre a definire il concetto di "mobbing"».

La sentenza in questione é da ritenersi più che significativa in quanto il giudicante ha rilevato come il mobbing evochi «una condotta del datore di lavoro, o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell’ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità. Ai fini della configurabilità della condotta lesiva del datore di lavoro sono, pertanto. rilevanti: a) la molteplicità dei comportamenti di carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente, che siano stati posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato con intento vessatorio; b) l’evento lesivo della salute o della personalità del dipendente; c) il nesso eziologico tra la condotta del datore, o del superiore gerarchico, e il pregiudizio all’integrità psico-fisica del lavoratore; d) la prova dell’elemento soggettivo, cioè dell’intento persecutorio».

In virtù del riconoscimento del nesso di causalità tra le lesioni subite ed il comportamento datoriale, il tribunale ha riconosciuto nei confronti degli eredi del medico un risarcimento di 13 mila euro a fronte del danno biologico la cui dimostrazione è stata circoscritta a dodici mesi, da dicembre 2007 e dicembre dell’anno successivo. Ma vi é di più. Per determinare l'ulteriore danno non patrimoniale il giudice ha basato la sua valutazione sulla base del 50 % dello stipendio lordo, stabilendo che a ciascuno degli eredi fossero liquidati 30 mila euro.

La decisione in questione si pone in accordo con il recente orientamento giurisprudenziale della Cassazione, che con la sentenza 25729/13, ha ritenuto risarcire un ispettore retrocesso a mero addetto alle vendite, con un importo pari al 50 % dello stipendio lordo.

 

martedì 10 dicembre 2013

L'invenzione che potrebbe salvare la vita di molti ciclisti e pedoni. Un guanto crea gli indicatori di direzione. Arrivano le “frecce”

COMUNICATO STAMPA

 

L'invenzione che potrebbe salvare la vita di molti ciclisti e pedoni. Un guanto crea gli indicatori di direzione. Arrivano le “frecce”

 

Sembra la scoperta dell’acqua calda ma nessuno l’aveva portata all’attenzione del pubblico prima d’ora.

È stata realizzato da un ex -dipendente americano di Google un guanto dotato di lampeggianti che opererà semplicemente incollando il pollice all'indice per segnalare la direzione che intendono prendere ciclisti e altri piccoli utenti della strada.

Zach Vorhies, è questo il nome dell’inventore, aveva già creato in precedenza uno zaino dotato di LED ma  poi ha avuto l’idea di creare guanti utilizzabili dai ciclisti, ma anche da chi fa jogging o pattinatori di indicatori di direzioni o più semplicemente di quelle che conosciamo con il nome di “frecce”.

Per realizzare il suo progetto, Zach Vorhies, che risiede a San Francisco, ha lanciato lunedì una raccolta fondi su Kickstarter, una piattaforma di crowfunding, nella speranza di riuscire a raccogliere i 35.000 dollari che consentiranno di produrre e commercializzare i suoi guanti.

Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, una semplice ma affascinante idea che potrà servire a salvare la vita di migliaia di utenti della strada che attualmente non hanno la possibilità di segnalare preventivamente ed in modo adeguato la svolta a destra o a sinistra.

 

domenica 8 dicembre 2013

L'uso di antidepressivi è salito alle stelle in tutta Europa. Anche in Italia è raddoppiato in 10 anni. Prescritti per la tristezza di tutti i giorni e il dolore

L'uso di antidepressivi è salito alle stelle in tutta Europa. Anche in Italia è raddoppiato in 10 anni. Prescritti per la tristezza di tutti i giorni e il dolore L'uso di antidepressivi è salito alle stelle in Europa, ma anche in Italia paese che come Grecia, Spagna e Portogallo è stato colpito da una crisi che non conta precedenti dall’avvio dell’integrazione europea. Se la diagnosi di depressione e la prescrizione di tali farmaci quali cure primarie ha conosciuto una prima diffusione negli anni novanta, l'uso di questi medicinali ha tuttavia visto un costante escalation tanto da raddoppiare nel corso di un decennio. Secondo gli ultimi dati OCSE, delle 30 dosi giornaliere per 1.000 abitanti registrate nel 2000 si è passati a 64 nel 2011. Se alla fine degli anni Ottanta un aumento progressivo era stato causato dalla comparsa e la diffusione di farmaci come la fluoxetina, a partire dall'inizio della crisi tale escalation si è accresciuta. Tra il 2008 e il 2009 le vendite in farmacia di antidepressivi sono aumentate del 5,7%, e tra il 2009 e il 2010 del 7,5%, a 37,8 milioni di confezioni nella sola Spagna, paese colpito da una crisi simile a quella italiana,, secondo il punto di vista della consulenza di settore IMS Health. Sempre in Spagna, nel 2012 sono stati superati di gran lunga i 38 milioni arrivando a 38,7 milioni di contenitori di questi prodotti venduti. L’estensione delle diagnosi di quella che è considerato una depressione, la medicalizzazione della sofferenza di tutti i giorni e la maggiore indicazione di questi farmaci per altre malattie (come alcuni disturbi endocrini o fibromialgia), sono alcuni dei motivi che, per gli esperti, spiegano perché tale incremento si sia verificato anche in Europa. Ma mentre il consumo non diminuisce, l'utilità e l'efficacia di questi farmaci per combattere la depressione lieve e moderata è incrementato. El Pais, insieme ad altri cinque grandi giornali che condividono il progetto europeo - The Guardian, Le Monde, La Stampa, Gazeta Wyborcza, Süddeutsche Zeitung – hanno chiesto per settimane, se ai propri lettori sono stati prescritti (per la salute) o presi antidepressivi e se hanno lavorato. Più di 4.000 persone provenienti da Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna hanno contribuito con le loro esperienze attraverso un questionario online. La maggior parte di loro hanno detto che i farmaci li hanno aiutati, ma in particolare coloro che hanno accompagnato altre terapie. Negli ultimi anni, diversi studi scientifici hanno analizzato l'efficacia o il beneficio degli antidepressivi per combattere sintomi di depressione da lievi a moderati, per le gravi non è in discussione. I risultati erano simili in tutte le ricerche: la loro efficacia è molto limitata. Quindi, per esempio, un ampio studio condotto nel 2008 da ricercatori britannici su tre dei principali principi attivi, che erano i “bestseller” all'epoca: fluoxetina (Prozac popolare, che per anni è stato definito 'la pillola della felicità'), venlafaxina (Efexor) e paroxetina (Serotax, noto anche come 'pillola timidezza'). L'analisi, pubblicata sulla rivista Plos Medical, ha scoperto che per i pazienti che non hanno sintomi gravi antidepressivi era altrettanto utile quanto una pillola di zucchero, cioè un placebo. Un altro lavoro più recente, svolto da esperti che hanno analizzato i dati di 14.000 soggetti che hanno consumato antidepressivi per più di un anno, ha stabilito che questo trattamento farmacologico non si traduca in un miglioramento a lungo termine nei pazienti con disturbi dell'umore . Se anche ricerche recenti dimostrano che non sempre è necessaria la somministrazione di tali farmaci, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” è auspicabile che s’inverta la tendenza evidenziata anche perché la necessità o meno dell’assunzione di antidepressivi, dev’essere verificata caso per caso dal proprio psichiatra e non per tutti i tipi di disturbi, anche quelli lievi o lievissimi.

sabato 7 dicembre 2013

C’è stata fissazione dei prezzi? Giro di vite dell'UE su Samsung

C’è stata fissazione dei prezzi? Giro di vite dell'UE su Samsung Ispettori dell'UE hanno effettuato ricerche nei locali commerciali del gigante dell'elettronica Samsung in diversi paesi europei, perché sarebbe sospettata di una politica di fissazione dei prezzi. La multinazionale Samsung sarebbe toccata da un'indagine dell'UE con l'accusa di collusione illegale nel settore. La società, secondo un portavoce che non ha comunicato ulteriori informazioni, avrebbe collaborato pienamente con la Commissione europea. Lui non ha fatto maggiori informazioni. Gli ispettore dell'UE avrebbero perquisito gli uffici di aziende di elettronica in diversi paesi dell'UE. I nomi non sono stati però menzionati. La Commissione europea ha comunicato ieri sera giovedì 5 dicembre, che le società in questione sarebbero sospettate di aver ostacolato la vendita su Internet di prodotti elettronici. Ciò potrebbe comportare un aumento dei prezzi per i consumatori. L’istituzione europea ha anche rivelato che le imprese interessate sono coinvolte nella produzione, distribuzione e vendita di prodotti elettronici e piccoli elettrodomestici,. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che si occupa anche dei diritti dei consumatori è importante che si faccia chiarezza presto. È, infatti, superfluo precisare che qualsiasi politica che dovesse alterare i prezzi a danno di chi acquista tali prodotti attraverso la rete che è divenuto uno dei più importanti canali di compravendita per una platea sempre più grande di cittadini, debba essere immediatamente censurata e punita se si vogliono tutelare veramente i consumatori e la libera concorrenza.

venerdì 6 dicembre 2013

   Acqua potabile: milioni di unità abitative non rispettano gli standard. Ed il 25 dicembre scade il termine che abbassa i limiti dei livelli di piombo


COMUNICATO STAMPA

  

Acqua potabile: milioni di unità abitative non rispettano gli standard. Ed il 25 dicembre scade il termine che abbassa i limiti dei livelli di piombo

 

Nel 1998, l’Europa aveva ordinato il cambiamento dei tubi di piombo. Quante abitazioni non sono state adeguate, mentre il 25 dicembre entrerà in vigore il nuovo limite europeo a 0,01 mg/l?

Una direttiva europea del 1998 aveva imposto che per ragioni di salute, il piombo dovesse essere sostituito dalle vecchie linee locali (costruite prima del 1949). Si stima ancora che milioni di abitazioni civili non soddisfino gli standard.

In altri paesi europei, di recente alcune associazioni di consumatori hanno suonato l'allarme e invitato le autorità a fornire supporto nel periodo di transizione tra l’obbligo introdotto e la scadenza dei termini per l’adeguamento. Anche perché non solo è in gioco la qualità dell'acqua e quindi la salute, ma anche milioni di euro di costi a carico dei cittadini.

Ripercorrendo la storia è possibile verificare che già nel 1998 le istituzioni europee si erano preoccupate concretamente del problema piombo nell’acqua. Per arginare la questione, Bruxelles introdusse l’obbligo di cambiare le tubature delle vecchie abitazioni. L'obiettivo: riportare il piombo contenuto nell’acqua entro i livelli massimi stabiliti dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che sono pari a 10 microgrammi per litro d'acqua.

La Direttiva Europea per le acque per consumo umano DWD 98/83 CE stabilisce per il piombo nell’acqua il limite di 0,025 mg/l, quindi due volte e mezzo il limite consigliato dall’OMS. Inoltre, tale limite, entrato in vigore il 25 dicembre 2003, varrà fino al 25 dicembre 2013. Solo dopo tale data il limite europeo scenderà ai 0,01 mg/l consigliati dall’OMS.

Quindi, è un dato inequivocabile, ma nessuno ne parla, anche in Italia il limite fra tre settimane scenderà ai 0,01 mg/l, mentre milioni di abitazioni non sono a norma anche per i notevoli costi che comporta la sostituzione delle tubature.  

Alla luce dei ritardi, della scarsa informazione data dalle istituzioni e della grave crisi economica, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, invita il governo ad attuare misure urgenti stabilendo una proroga del termine e l'attuazione di un piano di assistenza finanziaria per la realizzazione delle opere di sostituzione delle tubature.

 

lunedì 2 dicembre 2013

Sicurezza alimentare. I supermercati Eurospin ritirano in otto regioni le olive nere a marchio Bel Colle. È allarme botulino per un ricovero a Forlì


COMUNICATO STAMPA

  

Sicurezza alimentare. I supermercati Eurospin ritirano in otto regioni le olive nere a marchio Bel Colle. È allarme botulino per un ricovero a Forlì

 

Allerta per botulino lanciata dal Ministero della salute riguardante due lotti di olive nere  a marchio Bel Colle. L’allarme è  seguito al ricovero d’urgenza, presso l’ospedale di Morgagni di Forlì, di una paziente con una grave sintomatologia ascrivibile a sospetta intossicazione da Clostridium botulinum. Le analisi effettuate dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia Romagna effettuate dopo che le autorità competenti hanno fatto scattare immediatamente le indagini, hanno evidenziato, in una confezione aperta di Olive dolci nere 400 g, a marchio Bel Colle, lotto L 95-13 con scadenza 25/12/2013, la presenza di tossina botulinica.

L’alimento era stato acquistato presso il supermercato Eurospin, via G. Deledda 6, 47121 Forlì. A seguito dell’allerta è stato disposto il ritiro dal mercato e il richiamo al consumatore di tutti i lotti e tutte le scadenze dei prodotti a marchio Bel Colle fabbricati dalla ditta Magini Massinissa Liliana, presso lo stabilimento via Milano 35, 0065 Fiano Romano (RM). Sul sito del Ministero sono presenti le immagini del prodotto.

Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” invita i chiunque avesse acquistato le olive nei supermercati Eurospin di: Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania e in provincia di La Spezia. a non consumarle e a consegnarle alla ASL locale o al punti vendita

 

domenica 1 dicembre 2013

Caso della donna italiana cui è stato forzato il parto cesareo in Inghilterra e levata la bambina. Sportello dei Diritti: “Intervenga la “Farnesina”!”

Caso della donna italiana cui è stato forzato il parto cesareo in Inghilterra e levata la bambina. Sportello dei Diritti: “Intervenga la “Farnesina”!” Da quotidiani inglesi e su segnalazione di alcuni nostri connazionali residenti in Inghilterra abbiamo appreso della sconcertante notizia della donna italiana "abitualmente residente" nel paese d’Oltremanica, affetta da disturbi psichiatrici cui i sevizi sociali britannici, 15 mesi or sono avrebbero fatto forzare un parto cesareo e trattenuto la bambina nonostante la madre, in seguito, abbia cercato invano di potersi vedere riaffidata la propria piccola tramite ricorsi alla giustizia britannica e italiana. Per quanto è dato sapere, la storia è davvero allucinante tanto da sembrare uscita da un film dell’orrore. La signora che si trovava in Gran Bretagna per partecipare a un corso di addestramento presso l'aeroporto londinese di Stansted, quartier generale della compagnia aerea low cost Ryan Air. La stessa pare si trovasse comunque in avanzato stato di gravidanza, e sofferente di una forma di bipolarismo, un disturbo maniaco-depressivo caratterizzato da un'alternanza tra eccitamento e depressione. Poco prima del parto la nostra concittadina, aveva avuto una crisi ed era stata allertata la polizia. La vicenda passava in mano ai locali servizi sociali, che le avevano imposto il ricovero in un reparto psichiatrico. La cosa che dovrebbe far trasecolare chiunque e non poco, è che risulterebbe che all’approssimarsi del parto, i sanitari su ordine della magistratura, senza avvisare neanche i familiari in Italia, hanno deciso di sottoporla a sedazione, le hanno praticato un parto cesareo, e le hanno quindi tolto la neonata, affidandola ai servizi sociali britannici, che avrebbero avviato la procedura d’adozione presso una famiglia inglese. Una volta rilasciata e rientrata in Italia, la signora si è rivolta alla giustizia per riavere indietro la figlia, finora senza successo anche perché il giudice italiano si sarebbe dichiarato incompetente. Il caso in questione è stato svelato dal Daily Telegraph, che oltre ad aver sentito l’avvocato inglese della donna, Brendan Fleming, ha anche intervistato esperti i quali si sono non hanno esitato a definire "altamente insolito" il comportamento della giustizia britannica sin da quando la signora è stata “internata”. Alla luce di tale fatto, apparso anche sulle cronache britanniche ed ormai di dominio pubblico, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, chiede un intervento urgente anche del Ministero degli Affari Esteri per approfondire anche in via diplomatica i contorni rivelatisi oscuri di una vicenda drammatica, perché sino ad oggi la giustizia di entrambi i paesi pare non abbia fatto il suo corso nonostante si tratti di una questione che coinvolga una mamma e il suo piccolo. Tanto più perché non è la prima volta che i servizi sociali britannici siano nel mirino delle cronache. Non si contano sui giornali, anche nel recente passato, numerose vicende nelle quali sono stati accusati di eccessi o difetti di intervento, a causa del troppo rigore o completa assenza in alcune questioni in cui erano coinvolti bambini.