domenica 24 febbraio 2013

Il redditometro bloccato

COMUNICATO STAMPA

Nuovo redditometro. Ancora non in vigore e già disapplicato dal giudice del Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli perché: «Viola privacy e diritto di difesa, non distingue fra i territori». Arriva la prima ordinanza che inibisce l'utilizzo dell'odioso strumenti di controllo nelle mani del Fisco. Tra i motivi dell'inibitoria, il fatto che metta sotto la lente d'ingrandimento le spese riservate come quelle mediche e quelle destinate a persone diverse

Neanche é entrato in vigore che un giudice ne inibisce l'utilizzo. Stoppato il nuovo redditometro che a partire fra qualche giorno metterà sotto la lente d'ingrandimento le dichiarazioni dei redditi del 2010. Il giudice Antonio Lepre del Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, con un'ordinanza resa nel procedimento 250/13, che farà certamente discutere, disapplica il decreto del ministero dell'Economia 24 dicembre 2012 perché ritenuto non conforme alla legge. Nel caso di
specie, rileva Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, il giudice unico ha accolto il ricorso cautelare di un pensionato applicando alla lettera l’articolo 5, legge 20 marzo 1865, n. 2248, alleg. E, che stabilisce che il giudice non può applicare gli atti amministrativi e i regolamenti non conformi alla legge. Secondo l'ordinanza, il redditometro rientra in questa categoria poiché sarebbe in contrasto con una serie di principi costituzionali, a partire da quello del buon andamento della pubblica amministrazione, ed inoltre, violerebbe una serie di diritti fondamentali della persona, tutelati anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e tra questi, in particolare, il diritto alla riservatezza. Ritenuta valida, quindi, la tesi difensiva secondo cui lo strumento ideato dal governo è troppo invasivo. Tant'é che il togato ha considerato il decreto ministeriale «radicalmente nullo». In conseguenza di tanto, non sussistono i presupposti in base ai quali l’Agenzia delle Entrate può eseguire gli accertamenti sintetici. E così, il Tribunale in questione ordina al Fisco di non intraprendere alcuna ricognizione, archiviazione, o comunque attività di conoscenza e utilizzo dei dati relativi a quanto previsto dall’articolo 38, quarto e quinto comma, dpr 600/73 a carico del ricorrente. E di cessare eventualmente ogni attività di accesso, analisi, raccolta dati di ogni genere relativi alla posizione del ricorrente. Ma v'é di più: in capo all’Agenzia scatta l'obbligo di comunicare formalmente al contribuente se è in atto un'attività di raccolta dati nei suoi confronti ai fini dell’ applicazione del redditometro e, in caso positivo, di distruggere tutti i relativi archivi. Ma perché il giudice ritiene il redditometro «radicalmente nullo»?
In primo luogo perché incide pesantemente sulla sfera privata del cittadino. Con il monitoraggio delle spese, infatti, si possono conoscere anche gli aspetti più privati della vita del contribuente, comprese ad esempio le spese per cure mediche. E il redditometro finirebbe per passare al setaccio anche le spese per soggetti diversi dal contribuente, innanzitutto i familiari (ma anche no). In secondo luogo, ne risulta difficile l’attuazione, perché di fatto obbliga il cittadino a conservare la prova non di questa o quella voce si spesa, ma di tutti gli esborsi della famiglia che viene messa sotto la lente d'ingrandimento del Fisco. In tal senso, risulta assai gravoso fornire la prova di aver speso di meno della media Istat. E soprattutto il decreto non distingue fra grandi città e piccoli centri, fra i quartieri delle metropoli, ignorando così le differenze territoriali del Paese.
In ultimo, rileva il giudice, c'é un aspetto non secondario che riguarda la tutela del risparmio: «Sarà considerato lecito esclusivamente il risparmio che sia compatibile con criteri di spesa del tutto astratti e avulsi dalla realtà».

giovedì 21 febbraio 2013

Riforma Gas


Sembrerebbe aprirsi uno spiraglio per tutti i consumatori del servizio Gas: l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas promette presto una riforma per arrivare a ritoccare al ribasso i prezzi del Gas. Tutto questo dovrebbe essere attuato a partire da aprile.


La nuova riforma promessa dall’Autorità sarebbe indirizzata a trasferire sui consumatori l’effetto positivo della concorrenza nata nel mercato all’ingrosso del Gas. L’obiettivo è quello di ridurre del 6% – 7% la bolletta del gas delle famiglie italiane entro il 2013.

La riduzione dovrebbe essere graduale, ma partirebbe già dal prossimo aggiornamento della tariffa di maggior tutela dell’Aeeg prevista per aprile.

“L’obiettivo della riforma – si legge in una nota Aeeg – è garantire ai consumatori un servizio di qualità e una tutela di prezzo, attraverso un percorso strutturato in tre fasi, secondo il principio di gradualità previsto dalla legge cosiddetta Cresci Italia’”.

lunedì 18 febbraio 2013

Caso Maradona

COMUNICATO STAMPA

Diritto Tributario. Come risolvere il caso Maradona. L' "autotutela" l'unica chance per Diego. Un interessante contributo del tributarista Villani e dall'avvocatessa Rizzelli, che fa chiarezza sulle voci apparse sulla stampa su un caso tutto italiano e che offre preziosi spunti difensivi anche per i " piccoli" contribuenti

Lo “Sportello dei Diritti” si batte da sempre contro l'evasione ma anche per un fisco più equo, corretto e a misura di contribuente, ma il caso "tributario" di Diego Maradona, da anni sulle cronache italiane per i continui colpi di scena, gli ultimi ad inizio febbraio di quest'anno con una serie di code polemiche, riteniamo che abbia bisogno di qualche chiarimento per capire cosa é accaduto e l'ultimo epilogo della vicenda che ha causato scalpore e soprattutto disinformazione per il susseguirsi di notizie, in parte distorte, perché non affidate ai tecnici di una materia, quale il diritto tributario, ostica e di non semplice divulgazione.
Ecco perché Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ritiene utile portare all'attenzione della cittadinanza e dei media un interessante contributo del noto tributarista leccese avvocato Maurizio Villani e dell'avvocatessa Paola Rizzelli che chiarisce i dettagli dell'"affaire Maradona", fornendo interessanti spunti anche per i contribuenti coinvolti in analoghe, ma meno eclatanti vicende.
Lecce, 18 febbraio 2013
Giovanni D’AGATA


COME RISOLVERE IL CASO MARADONA
L’autotutela, l’unica chance per Diego

Con sentenza n. 598/01/13, depositata lo scorso 1° febbraio, la Commissione tributaria centrale di Napoli ha rigettato la richiesta di intervento adesivo dipendente avanzata dal calciatore Maradona nel giudizio in questione, rispetto al quale lo stesso Maradona era rimasto estraneo.
Nella specie, la controversia è scaturita dalla notifica nei confronti della S. S. Calcio Napoli s.p.a., in merito agli esercizi che vanno dal 1985 al 1990, di avvisi di accertamento con i quali il competente ufficio finanziario contestava l'omesso versamento delle ritenute che avrebbe dovuto operare sulle maggiori retribuzioni corrisposte ai calciatori Maradona, Careca e Alemao.
Secondo l’ufficio, difatti, ai calciatori erano stati corrisposti maggiori compensi, occultati dalla interposizione di società estere, per cui lo stesso procedeva altresì al recupero del maggior reddito accertato, notificando gli avvisi di accertamento anche ai tre calciatori. Tutti gli avvisi di accertamento in questione, poi, venivano tempestivamente impugnati, dinanzi all’autorità giudiziaria competente, fatta eccezione però per l'avviso notificato a Maradona.Con sentenza del 20 dicembre 1993,successivamente impugnata dalla società, dai calciatori e dall’ufficio, la Commissione tributaria di primo grado di Napoli, previa riunione dei ricorsi, accoglieva le ragioni della società limitatamente a rettifiche riguardanti altri rapporti, mentre rigettava “nel resto i ricorsi per quanto riguarda l’omesso versamento delle ritenute d’acconto relative ai corrispettivi di lavoro di Maradona …, con salvezza degli effetti derivanti dalla dichiarazione integrativa presentata”. Rigettava, altresì, i ricorsi di due calciatori “per la parte relativa ai redditi non coperti dalle dichiarazioni integrative presentate”. Con sentenza del 6 settembre 1994, poi, l’adita Commissione tributaria di secondo grado di Napoli rigettava il ricorso della società e quello dell’ufficio, mentre accoglieva quello dei due calciatori. L’Ufficio ha conseguentemente proposto ricorso alla Commissione tributaria centrale di Napoli che, in considerazione dell’avvenuta definizione della lite da parte della società ai sensi dell’art. 16 della legge n. 289/2002 e delle dichiarazioni integrative presentate dai due calciatori ai sensi della legge n. 413/1991, ha dichiarato l’estinzione dei giudizi relativi alla fallita società e ai due calciatori, rigettando la richiesta di intervento adesivo avanzata da Maradona.
Il calciatore argentino, infatti, pur non avendo impugnato gli avvisi di accertamento, era intervenuto nel corso del giudizio chiedendo di poter godere degli effetti della sentenza, attesa l’inscindibilità tra la contestazione a lui mossa e quella fatta alla società. Orbene, secondo l’adita Commissione, invece, la chiusura della controversia da parte della società Napoli Calcio non comporta la definizione automatica degli obblighi del calciatore Maradona, la cui obbligazione tributaria deve essere soddisfatta in base alla propria aliquota marginale. Questo per diverse ragioni.
Innanzitutto, perché il calciatore è rimasto estraneo al giudizio, non impugnando l’avviso di accertamento notificatogli, cosicché l’obbligazione tributaria nei suoi confronti si è consolidata, con conseguente inapplicabilità dell’art. 14, comma 3, del D. Lgs. n. 546/1992.
Secondariamente, poi, anche perché “la definizione della controversia nei confronti della società, in forza di una norma di condono, ha natura soggettiva e non può riflettersi sugli obblighi di altri soggetti: la decisione della controversia nei confronti della società non implica un accertamento in fatto di cui possa beneficiare il contribuente”. “Né il condono della società può estendersi al calciatore che avrebbe potuto a sua volta accedere al condono, se avesse ritenuto di contestare tempestivamente l’ accertamento”.
In definitiva, dunque, l’unica strada ancora percorribile al Pibe de Oro resta quella dell’autotutela, con conseguente possibilità d’impugnare un eventuale rifiuto (Cass., SS. UU., del 23 aprile 2009, n. 9669).
Lecce, 18 febbraio 2013 Avv. Maurizio Villani
Avv. Paola Rizzelli

sabato 16 febbraio 2013

Energia pulita

L'auto ecologica è ancora ostaggio di un circolo vizioso. L'ha capito la Commissione europea, che difatti ha proposto un pacchetto di obiettivi vincolanti per gli Stati membri, “Energia pulita per il trasporto”.
Perché non basta lanciare incentivi per promuovere combustibili verdi o auto elettriche.
Senza una capillare distribuzione dei carburanti alternativi a benzina e gasolio (che sia elettricità per le batterie, metano o idrogeno per i veicoli a doppia alimentazione), i mezzi a basse emissioni di CO2 non si diffonderanno sulle strade europee.

Ci sono tre ostacoli principali, secondo la Commissione: le vetture verdi costano troppo, gli automobilisti sono diffidenti e le stazioni di ricarica e rifornimento scarseggiano.

Ecco il circolo vizioso: gli Stati membri posticipano la costruzione delle stazioni, perché il mercato non decolla.
I prezzi di queste auto restano elevati, perché pochi le comprano.
Gli automobilisti non le comprano, perché costano molto di più di analoghi veicoli con motori tradizionali e perché mancano distributori dedicati.

Bruxelles vorrebbe quindi introdurre un livello minimo di infrastrutture in tutta Europa, con standard comuni. «Lo sviluppo di combustibili innovativi - ha dichiarato Siim Kallas, commissario per i Trasporti - è un modo efficace per rendere l'economia europea più efficiente e ridurre l'eccessiva dipendenza dal petrolio».

La strategia di Bruxelles prevede diverse misure, innanzi tutto per l'auto elettrica. Qui l'obiettivo per il 2020 è realizzare in ogni Paese un numero prefissato di colonnine di ricarica che utilizzino un connettore comune; per esempio, 125.000 in Italia (siamo a 1.350), 150.000 in Germania che ne possiede quasi 2.000, il numero più consistente in Europa.
Poi 122.000 in Gran Bretagna, 97.000 in Francia e 82.000 in Spagna.
Ciò dovrebbe portare, come si legge in una nota della Commissione, a una produzione di massa dei mezzi elettrici a prezzi ragionevoli.

Per quanto riguarda l'idrogeno, Bruxelles ha proposto di potenziare le reti di distribuzione nei Paesi, tra cui Germania, Italia e Danimarca, che già vantano qualche decina di stazioni per questo tipo di combustibile.

L'idea è garantire un punto rifornimento per l'idrogeno ogni 300 km.
C'è poi un capitolo sul gas naturale liquefatto (Gnl), che conta soltanto 38 punti di rifornimento nel Vecchio continente. Anche qui, l'obiettivo è rendere più capillare la rete trans europea delle stazioni (una ogni 400 km) sulle principali arterie percorse dai camion, considerando l'autonomia media di 900 km al massimo per i mezzi pesanti che utilizzano questo combustibile.

Per il gas naturale compresso, il pacchetto Ue ha indicato una distanza di 150 km tra i distributori; circa un milione di veicoli utilizza tale carburante in Europa, lo 0,5% delle vetture totali circolanti, con la previsione di arrivare al 5% nel 2020.

giovedì 14 febbraio 2013

Chi sta uccidendo i cetacei?


COMUNICATO STAMPA
Batteri o airguns? Chi sta uccidendo i cetacei dei nostri mari? In un mese 35 esemplari spiaggiati sul solo Tirreno

L'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana ha reso noto che da gennaio al 10 febbraio scorsi lungo le coste italiane si sono verificati diversi casi di spiaggiamento di delfini, per lo più nella parte meridionale del litorale della Toscana, le isole Elba e Pianosa. Analoghi spiaggiamenti sono avvenuti lungo l'intera costa Tirrenica: 15 in Toscana, 10 nel Lazio e 10 in Campania. Altri delfini quest’estate erano stati trovati spiaggiati lungo il tratto di costa compreso tra Savelletri e la marina di Monopoli, a ridosso del museo archeologico degli scavi di Egnazia. In questo casi gli esemplari presentavano la fuoriuscita dalla bocca di un liquido nero e denso.
La causa più probabile, sempre secondo fonti sanitarie, sarebbe di natura infettiva poiché in sei esemplari è stata rinvenuta traccia di un batterio, Photobacterium Damselae, che può portare a sindrome emolitica e lesioni ulcerative.
Come di consueto, quando accadono fatti analoghi il ministero dell'Ambiente si è affrettato a comunicare che dalle prime indagini sembra di poter escludere eventi eccezionali causati dall'uomo, come sversamenti di petrolio o di sostanze inquinanti omettendo di ricordare che lungo le Nostre coste diverse multinazionali hanno avviato indagini strumentali per la ricerca di fonti fossili con l’utilizzo di apparecchiature a dir poco invasive per l’habitat naturale delle specie endemiche.
Ancora una volta, però Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, esprime forti dubbi circa la serie incessante e incontrollata serie di spiaggiamenti e morti di cetacei.
Basti ricordare, la vicenda dei capodogli piaggiati a Foce Varano sul Gargano o di altri cetacei trovati morti o in agonia e per i quali ad oggi risultano essere scarse o inesistenti le notizie circa gli accertamenti effettivi sulle cause dei decessi. Come se i governi che si sono succeduti negli ultimi cinque anni e quindi quello Berlusconi e quello Monti, assolutamente favorevoli all’avvio di una politica energetica volta allo sfruttamento di idrocarburi sotto le nostre coste, abbiano volutamente occultato al pubblico ogni informazione circa i presumibili danni ambientali, ed in particolare quelli alla fauna, connessi alle ricerche e all’estrazione di petrolio e gas naturale nelle nostre acque costiere.
Va ricordato, in tal senso, che questi innocui animali hanno organi particolarmente sensibili, che vengono disorientati, danneggiati o distrutti dalle alte frequenze o dai forti rumori provocati dalle apparecchiature comunemente utilizzate dall’uomo per la ricerca di idrocarburi ed in particolare i famigerati airguns e i sonar. È scientificamente provato che l’utilizzo di questi dispositivi di localizzazione - che, trainati da apposite navi, emettono suoni per via dell’introduzione nella colonna d’acqua di aria ad altissimi livelli di pressione: l’eco di questi suoni, riflessa dal fondale, rivela presenza, profondità e tipologia del giacimento - possa provocare, in alcune specie, in particolare nei cetacei, oltre al già grave effetto di mascheramento, anomalie nel comportamento, perdita temporanea o permanente dell’udito, lesioni gravi e, in alcuni casi, persino la morte.
Per tali ragioni, Giovanni D'Agata, con estrema preoccupazione, riporta ancora una volta alla ribalta nazionale questa carneficina e chiede chiarezza alle istituzioni circa queste “inspiegabili” morti, ribadendo l’assoluta contrarietà dello “Sportello dei Diritti” ad una politica nazionale energetica che privilegi lo sviluppo e lo sfruttamento delle attività connesse alle fonti fossili, piuttosto che investire in quelle rinnovabili a ridottissimo o inesistente impatto ambientale.

domenica 10 febbraio 2013

Scandalo surgelati

COMUNICATO STAMPA


Scandalo surgelati al cavallo: inefficaci i sistemi di tracciabilità dei prodotti agroalimentari in Europa. I consumatori preoccupati reclamano più controlli. Allarme per infiltrazioni della criminalità organizzata

Lo scandalo si allarga a molti paesi europei assumendo i contorni di un giallo la vicenda della carne equina, scoperta in alcuni prodotti distribuiti dalla Findus che non è citata tra gli ingredienti e che non avrebbe dovuto esserci. Ma in queste ultime ore sta emergendo un nuovo dato inquietante: il controllo tentacolare delle filiere agroalimentari da parte della criminalità organizzata. Le organizzazioni criminali traslazionali e nazionali (mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita), dunque, non operano più solamente nel mercato della droga, della prostituzione e del gioco d’azzardo né guardano unicamente i settori sui quali c’è ormai una consolidata letteratura: edilizia, smaltimento dei rifiuti, autotrasporto, sanità. La “piovra” ha nel mirino l’agricoltura e cerca di incrementare i propri affari illeciti esercitando il controllo in tutta la filiera alimentare, dai campi agli scaffali. La macellazione di animali, è sicuramente una delle attività illegali “silenziose” di maggior profitto per i sodalizi criminali. A riprova di ciò tra i reati ai primi posti, per numero, troviamo l’abigeato, un reato antico, ma in continua crescita. Ogni anno circa 150.000 animali spariscono, la gran parte destinata alla macellazione clandestina. Si tratta essenzialmente di bovini e maiali, ma anche di cavalli e in prossimità delle feste pasquali agnelli e pecore. Nello scorso biennio diverse e importanti operazioni delle forze dell’ordine hanno messo in risalto la vastità del fenomeno, che non si esaurisce alle regioni italiane, ma tocca tutta l’Europa. Il sequestro di allevamenti di cavalli è una costante che compare in diverse inchieste. Sta di fatto che nel 2003 è stato istituito, nell’ambito della Direzione nazionale antimafia, uno specifico servizio per combattere l’allarmante fenomeno.
Tutti elementi che preoccupano i consumatori, che si chiedono quali controlli avvengano sulla salute del bestiame.
Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, il mercato unico e senza frontiere nel quale circolano liberamente cittadini, prodotti e servizi é una bella conquista della civiltà europea, ma presenta anche delle criticità che le autorità e le istituzioni europee che vigilano sulla sicurezza dei beni in particolare farmaci e alimentari e che quindi riguardano maggiormente la salute dei cittadini dovrebbero tentare di limitare al massimo per salvaguardare la sicurezza alimentare troppo spesso messa a dura prova da fatti che sovente diventano di cronaca. Lo scandalo infatti dimostra l’inefficacia dei sistemi di tracciabilità dei prodotti agroalimentari in Europa. Un elemento in passato più volte utilizzato per rassicurare i consumatori.

venerdì 8 febbraio 2013

Scandalo carne di cavallo

COMUNICATO STAMPA

Carne di cavallo: lo scandalo si estende. Findus Italia ha annunciato il ritiro di tre dei suoi prodotti. 'Hhorsegate' è in crescita

Il colosso dei surgelati Findus ha ritirato le lasagne al ragù di carne bovina da tutti i supermercati in Inghilterra dopo che la Food Standards Agency (FSA) ha scoperto che a dispetto di quanto riportato sulle confezioni, al posto di carne di manzo, nelle confezioni di lasagne, sarebbero state utilizzate carni equine.La presenza di carne di cavallo in così tanti surgelati confezionati da compagnie differenti è dovuta al fatto che tutte sono inserite all’interno della stessa catena di fornitura e, in questo caso, un fornitore francese.La FSA ha anche ordinato alla Findus di testare se le lasagne siano contaminate con il fenilbutazone, un farmaco veterinario. Gli animali trattati con fenilbutazone non possono entrare nella catena alimentare, perché il farmaco può costituire un rischio per la salute umana.
La Findus ha già ritirato 180.000 confezioni di lasagne.I prodotti avrebbero dovuto contenere il 100% di carni di manzo, mentre in realtà contenevano tra il 60 e il 100% di carni di cavallo.
La Findus ha dichiarato di non sapere per quanto tempo il prodotto è stato posto in vendita, ma ha ammesso che la Comigel (azienda che avrebbe fornito le confezioni incriminate), con sede legale a Metz in Francia, produce lasagne per la Findus da oltre due anni.
Sarebbe stato un produttore francese a fornire carne di cavallo al posto di quella di manzo.
La FSA ha dichiarato: “Non abbiamo prove che tale cibo sia a rischio”. Tuttavia la FSA ha ordinato alla Findus di analizzare le lasagne per verificare l’eventuale presenza di fenilbutazone. Gli animali trattati con fenilbutazone (un farmaco ad uso veterinario) non possono entrare nella catena alimentare poiché rischiosi per la salute dell’uomo”.
Le lasagne con carni di manzo della Findus sono state distribuite ai principali supermercati britannici e irlandesi. L’azienda ha già iniziato a ritirare i prodotti dalla vendita, invitando gli eventuali acquirenti a riportarli nei supermercati dove verrà rimborsato loro il costo di acquisto.
Le catene di supermercati Aldi, Tesco, Asda e Morrison, così come Findus Italia, questa settimana hanno ritirato dalla vendita alcuni prodotti a base di carni bovine provenienti dalla Comigel.
Sembra però che il problema della carne di cavallo presente in maniera occulta in prodotti a base di carne non sia un fenomeno circoscritto. Infatti, anche in Irlanda negli ultimi giorni le autorità che si occupano di effettuare controlli sul cibo hanno riscontrato la presenza di DNA equino. Sono stati trovati “contaminati” con carne di cavallo prodotti dell’azienda Rangeland Food e di Freeza Meats.
Findus si impegna a "rispondendo alle domande dei consumatori e a rimborsare coloro che hanno acquistato prodotti potenzialmente interessati dal problema di conformità," indicando un numero verde: 0800 20 50 53 e contatto mail tramite il sito internet www.findus.it.
Nonostante l’innalzamento del livello dei controlli e del decantato aumento della qualità dei prodotti alimentari, continuano a verificarsi episodi del genere che hanno dei riflessi eclatanti anche sui media, rileva Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”. Per tali ragioni chiede che le aziende alimentari effettuino esami di autenticità su tutti i prodotti di origine bovina, come hamburger di manzo, polpette e lasagne, e che forniscano i risultati alle autorità sanitarie competenti.

martedì 5 febbraio 2013

Sanità e scuola in una società multiculturale



"Uniti X Unire"

Movimento Internazionale Transculturale Interprofessionale

UxU-Miti

COMUNICATO STAMPA



“Sanità e Scuola in una società multiculturale: criticità e proposte"

Uniti per Unire: per contribuire a costruire un futuro migliore.

Il 9 febbraio p.v. si terrà, presso la sala conferenze dell’ Idea Hotel Z3 di Roma, il 2° convegno organizzato dal movimento di Uniti per Unire, patrocinato da Camera dei Deputati, Regione Lazio, Roma Capitale, Università “La Sapienza” di Roma, FNOMCeO, IPASVI Roma, AMSI (Associazione Medici di origine Straniera in Italia), Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia).
Il congresso, aperto a tutti professionisti e non, si propone di ampliare ed approfondire la conoscenza su sanità, scuola e religione in una società sempre più multiculturale; il suo assetto interculturale ha l’obiettivo di tutelare le identità attraverso l’instaurazione di un rapporto di reciprocità tra le parti, con una conoscenza delle differenti identità attraverso l’ascolto delle reciproche esperienze.
Introdurranno i lavori congressuali il fondatore di UXU-MITI e presidente del convegno Foad Aodi, insieme a Francesco Bonelli e Daniele Romano, entrambi membri dell'ufficio di presidenza.
Si ringrazia il prof. Luigi Frati, Rettore dell’università La Sapienza che presiederà il comitato scientifico. Parteciperanno all’evento una delegazione dell’ambasciata della Lega Araba, autorità e politici di diversi schieramenti.
Suddiviso in due sessioni, il convegno tratterà, nella prima, criticità e proposte del trinomio “sanità-cultura-religione”, grazie anche alla testimonianza apportata da FNOMCeO, AMSI, INMP, GrIS ed altri professionisti operanti nel settore; nella seconda sessione verranno messe in evidenza dai nostri esperti le interazioni tra scuola, infanzia, cultura e religione.
Ad intervenire per primo, il dott. Maurizio Benato, vice presidente FNMOCeO e responsabile del progetto salute globale e cooperazione internazionale della stessa FNMOCeO, che evidenzierà l’importanza della cooperazione internazionale e della tutela della salute grazie ad un costante aggiornamento professionale degli operatori sanitari sulle patologie emergenti, garantendo, quindi, lo scambio socio- sanitario.
I relatori tutti si succederanno con relazioni nelle quali esporranno ciascuno le tematiche delle loro attività, entrando nello specifico delle propri esperienze e conoscenze in ambito di immigrazione, mediazione culturale, salute e società multiculturale in generale. E, nel dettaglio dello skyline dell’immigrazione, si inserisce la relazione del dott. Pittau sul rapporto annuale curato dalla Caritas e dalla Fondazione Migrantes, in cui vengono analizzati il contesto internazionale, i flussi migratori e i soggiornanti, il mondo del lavoro, i contesti regionali, i rifugiati e il sistema di accoglienza.
Il tutto- dichiara Aodi- per trarre spunti dalle esperienze e proposte che, si spera, che vengano ascoltate e magari accolte dalle istituzioni e dalle forze politiche, per giungere a consolidare la politica e andare finalmente oltre l’integrazione, la cittadinanza, il dialogo interculturale ed interreligioso.
Aodi ribadisce: ”Uniti per Unire in questo convegno affronta due delle sfide più importanti per una società multiculturale ed il mondo politico impegnato in campagna elettorale. Purtroppo si parla molto poco di immigrazione, cittadinanza, salute, scuola ed etica perché sono argomenti che dividono e sono scomodi in campagna elettorale. Noi invece abbiamo deciso di affrontarli invitando tutti, istituzioni e candidati politici, per ascoltarci e magari sentire anche le loro risposte …”

per accreditarsi segr.uxu@libero.it



Cordiali Saluti
Ufficio Stampa "Uniti per Unire" Roma, lì 05.02.2013


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sabato 2 febbraio 2013

Pericolosi per la salute molti inchiostri e colori per tatuaggi e trucchi.

Da tempo lo  “Sportello dei Diritti” ha messo in guardia i cittadini sui pericoli connessi alla pratica,   diffusissima tra giovani e meno giovani dei tatuaggi.Ulteriori conferme arrivano da un
recentissimo studio svizzero, che ha stabilito come molti inchiostri per tatuaggi e colori per il trucco permanente comunemente utilizzati, anche tra quelli di ultima generazione, sono pericolosi per la salute. Sono due le diverse équipe mediche che hanno effettuato analisi di laboratorio su 60 campioni tra inchiostri per tattoo e colori per trucchi indelebili, appena l'anno passato, e che hanno sollevato dubbi per i due terzi di essi, arrivando a proibirne oltre la metà. In particolare, su 26 inchiostri, analizzati ben 22 hanno fatto sollevare obiezioni ossia ben l'85 %. A seguito di questi test l'81 % di questi inchiostri sono stati vietati.Dev'essere precisato, per non destare alcun inutile allarme che le percentuali così elevate sono state determinate dalla circostanza che i test hanno riguardato i prodotti che avevano già una dubbia reputazione o che non erano ancora stati sottoposti ad analisi. Per ciò che riguarda i diversi 34 colori per il trucco permanente per cui sono state effettuate analisi, la metà sono stati giudicati problematici e un terzo è stato vietato. In questo caso, si tratta soprattutto di prodotti per le labbra e le sopracciglia. Le indagini scientifiche effettuate unicamente per i prodotti di nuova generazione o per quelli già da tempo in commercio ma non sottoposti a test in precedenza, secondo un laboratorio di Basilea hanno dimostrato addirittura che i produttori dei coloranti in questione non si preoccupano per nulla del rispetto delle esigenze legali.
Due inchiostri esaminati, infatti, contenevano idrocarburi aromatici policiclici (noti anche con gli acronimi IPA o HAP), che sono cancerogeni. Proibiti in Svizzera, si trovano principalmente nell'inchiostro nero. Il caso limite é quello di un inchiostro giapponese che ne conteneva 100 volte di più del limite autorizzato in Europa. Ancora una volta, spiega Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ci troviamo di fronte a prove pressoché inconfutabili che troppo spesso le mode ci fanno dimenticare la necessità di stare attenti alla nostra salute prima di tutto. La pratica dei tatuaggi é una scelta individuale che comporta rischi soventemente sottovalutati. È chiaro che chi è determinato a farlo deve prestare la massima attenzione in primo luogo al centro dove dovrà essere effettuato, verificando la sussistenza di tutte le autorizzazioni, con particolare riferimento a quelle sanitarie, e che utilizzi prodotti clinicamente testati e strumentazioni assolutamente sterili.