venerdì 13 settembre 2013

Attacco hacker su Vodafone in Europa. Rubati i dati di 2 milioni di clienti

COMUNICATO STAMPA

Attacco hacker su Vodafone in Europa. Rubati i dati di 2 milioni di clienti

Arriva dalla Germania la notizia secondo cui un attacco hacker avvenuto i primi di settembre su Vodafone in Europa avrebbe consentito di carpire i dati di due milioni di clienti Vodafone, tra cui anche numeri di conto corrente.
È stata, infatti, la società ad annunciare sia il grave evento che il numero dei clienti colpiti, in particolare in Germania.
Per gli utenti, come ha comunicato la stessa Vodafone, è utile sapere che tra i dati che sono caduti nelle mani dell’hacker vi sono nomi, indirizzi, date di nascita, sesso, codici bancari e numeri di conto. Mentre l'autore o gli autori del reato non avrebbero avuto accesso alle informazioni relative a carte di credite, password, numeri PIN, numeri di cellulare o connessione dati.
I dati in questione sarebbero riferibili solo a clienti del settore mobile, mentre nessuno da rete fissa. Vi è da specificare che il caso potrebbe riguardare solo Vodafone Germania, mentre altri paesi, tra cui l’Italia ad oggi non sarebbero interessati. Le persone colpite saranno avvisate tramite un’apposita lettera da Vodafone. Inoltre, i clienti Vodafone potranno verificare in www.vodafone.de se i loro dati sono colpiti su Internet.
La società ha precisato che è quasi impossibile per l'autore del reato accedere direttamente ai dati rubati ai conti bancari delle persone colpite. Tuttavia, i criminali potrebbero utilizzare ulteriori attacchi di phishing, ad esempio attraverso falsi messaggi e-mail al fine di recuperare ulteriori informazioni quali password e dati della carta di credito. I dati rubati potrebbero aiutare i criminali che inviano email di phishing particolarmente credibili, perché possono utilizzare, per esempio, nei confronti delle potenziali vittime, i loro veri nomi e il numero di conto. I clienti dovranno essere particolarmente cauti nel prossimo futuro, quando verrà inviata qualsiasi e-mail che richiede l’immissione di dati sensibili.
Il furto di massa di dati a Vodafone rileva Giovanni D'Agata, fondatore e presidente dello “Sportello dei Diritti”, non è un caso isolato. Nel 2006, ben 17 milioni di numeri di telefono e i dati dei clienti sono stati rubati da T-Mobile. Nel 2011 un altro attacco informatico ha consentito di rubare dal "Playstation Network" di Sony i dati di ben 77 milioni di account utente - di cui 32 milioni in Europa.
Ancora una volta ritorna, quindi, il sistema della sicurezza nel campo della telefonia e della rete ed ancora una volta lo “Sportello dei Diritti”, ricorda ai consumatori di stare sempre attenti ai propri dati, e di adottare quelle semplici accortezze come quella di utilizzare password diverse per account diversi e di cambiarle regolarmente. Un altro consiglio è quello di tenere d’occhio sempre il proprio conto e di denunciare immediatamente all’autorità e alla propria banca ogni anomalia per ottenere restituzione dell’eventuale maltolto.

mercoledì 11 settembre 2013

Il verbale e la decurtazione dei punti sulla patente di guida non validi se il modulo di contestazione non indica se il telelaser era segnalato

Il verbale e la decurtazione dei punti sulla patente di guida non validi se il modulo di contestazione non indica se il telelaser era segnalato. Non ammissibile la prova orale dell’agente accertatore ad integrazione delle carenze del verbale Più trasparenza nella redazione dei verbali: in caso contrario la multa è nulla. Lo ripete da anni lo “Sportello dei Diritti” che in tal senso riporta all’attenzione i principi contenuti in un esemplare sentenza la 422/13 del giudice Antonino Fazio del tribunale di Piacenza, che in particolare ha stabilito che il verbale e la decurtazione dei punti sulla patente di guida devono essere annullati se il modulo di contestazione non indica la presenza del cartello che segnala ai conducenti in transito la presenza del famigerato telelaser. Il giudice togato, sottolinea Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ha rilevato come l’ente accertatore debba sempre ispirarsi ai principi costituzionali dell’efficienza e dell’imparzialità dell’azione amministrativa e dunque predisporre i prestampati utilizzati dalla polizia municipale in modo che l’obbligo di segnalazione del telelaser o dell’autovelox risulti espressamente rispettato. Nel caso di specie è stato accolto l’appello, con conseguente declaratoria d’invalidità del verbale, ad una sentenza di rigetto del giudice di pace che aveva confermato la validità della contestazione perché il giudice onorario “avrebbe dovuto attenersi alle risultanze dell’atto fidefacente (ndr il verbale), così concludendo per l’assenza sui luoghi dell’apparecchio di rilevamento della velocità”. Dev’essere sottolineato, infatti, che dopo l’entrata in vigore dell’articolo 3 del decreto legge 117/07, che ha modificato il codice della strada, è stato introdotto l’obbligo di segnalazione dell’accertamento delle infrazioni in maniera automatica che ovviamente vale anche per il telelaser e altri apparecchi simili gestiti dalla polizia. Rileva il giudice, che il principio di imparzialità impone all’amministrazione di documentare in qualche modo di aver adempiuto all’incombente di segnalare agli automobilisti la presenza dell’apparecchio: in tal senso si spiega la ragione per cui il modulo di contestazione, anche se prestampato, deve contenere l’indicazione sulla presenza o l’assenza della segnaletica mobile. Ma il giudice di pace, per il giudice dell’appello, aveva commesso un altro errore nell’ammettere la testimonianza dell’ufficiale di polizia che ha elevato la contravvenzione, in quanto il verbale in questione non risulta impugnato con querela di falso e quindi non è contestabile dalla parte, tanto che eventuali prove orali contrarie sono inammissibili. Proprio per tale motivo, quindi, va ritenuta inammissibile la prova orale “integrativa” del vigile urbano che testimonia per suffragare il corretto accertamento dell’infrazione. Non è possibile, infatti, che l’ente, che nel caso di specie è rappresentato dall’Unione dei piccoli Comuni della Bassa Val Trebbia e Val Luretta, si trasformi «in parte privilegiata», “riscontrando una posizione di supremazia solo apparentemente connessa all’esercizio di poteri autoritativi, ma in realtà contraria al corretto esercizio degli stessi; con ciò concedendo una posizione di favor priva di addentellati normativi”. Annullato il verbale, restituiti i punti ed esemplare condanna alle spese per l’amministrazione soccombente.

lunedì 9 settembre 2013

Stop ai cani aggressivi ai pregiudicati. Finisce la moda dei pitbull tra i delinquenti?

COMUNICATO STAMPA

Stop ai cani aggressivi ai pregiudicati. Finisce la moda dei pitbull tra i delinquenti? Arriva l’ordinanza del Ministero della Salute che stabilisce fra l’altro: guinzaglio di un metro e mezzo in città, museruola in caso di necessità

Più tutele per la collettività da eventuali aggressioni da parte degli animali più responsabilità per i proprietari dei cani e stop ad una moda per i delinquenti.
Arriva, infatti, sulla Gazzetta Ufficiale 209/13 l’ordinanza del ministero della Salute che dispone nuove regole per i proprietari del caro fido.
Secondo quanto è indicato nel provvedimento viene stabilito l’obbligo del guinzaglio in città che può essere lungo al massimo un metro e mezzo. Prevista l’eventualità della museruola.
Una delle novità importanti, rileva Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, al di là di una serie di misure di buon senso contenute nell’ordinanza, consiste nell’aver dato un duro colpo a quella che era divenuta da anni una tendenza: basta cani aggressivi tipo pitbull ai delinquenti abituali e ai pregiudicati «per delitto non colposo contro la persona o contro il patrimonio, punibile con la reclusione superiore a due anni».

domenica 8 settembre 2013

Ancora attacchi alla privacy: Yahoo! comunica di aver ricevuto 29.000 richieste di dati dagli stati, tra cui l'Italia. Il governo chiarisca

COMUNICATO STAMPA

Ancora attacchi alla privacy: Yahoo! comunica di aver ricevuto 29.000 richieste di dati dagli stati, tra cui l'Italia. Il governo chiarisca.

16 paesi, Stati Uniti in primis, hanno chiesto a Yahoo! tra i principali portali internet globali, di fornire informazioni sui propri utenti nei primi sei mesi del 2013.
Nessun dubbio, che queste richieste ci siano state perché Yahoo! lo ha comunicato ufficialmente
venerdì: sono, infatti, ben 29 mila le richieste di informazioni sui suoi utenti provenienti da 16 paesi ricevute sin dall'inizio dell'anno, ma la stragrande maggioranza dall'amministrazione americana. Nella sua prima relazione denominata "trasparenza", il motore di ricerca ha detto di aver ricevuto 12.444 richieste da parte delle autorità statunitensi nei primi sei mesi del 2013. Si tratta di tutti i tipi di richieste di dati, ha sottolineato Yahoo!, sia da autorità giudiziarie o dalle autorità degli Stati Uniti di sicurezza nazionale in virtù della legge FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act) e NSL (nazionali Lettere di sicurezza). Ma il governo degli Stati Uniti, ha sottolineato la società, "ci proibisce di rivelare ulteriori dettagli sul numero di applicazioni". Ron Bell, il principale membro dell'ufficio legale di Yahoo! ha tentato comunque di rassicurare il pubblico dichiarando che "che le richieste dei governi sono fatte legalmente e agli effetti di legge." Se é pur vero che, per quanto dichiarato da Yahoo! nel 55% dei casi sono state fornite informazioni "senza contenuto", come nomi o la geolocalizzazione, e per il 6% non si riescono a fornirne, resta circa un 40 % di dati per così dire più significativi o meglio invasivi che, comunque, per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” vanno a ledere la sfera della riservatezza degli utenti.Tra i 16 paesi e territori
richiedenti Yahoo! ci sono in Australia , Hong Kong, l' India , Nuova Zelanda, Taiwan, Francia, Germania, Irlanda, Gran Bretagna, Brasile e anche l'Italia. Non é dato sapere, però cosa abbiano richiesto le autorità italiane ed i dati di chi.É ovvio, per lo “Sportello dei Diritti”, dopo che Google, Microsoft, Facebook ed infine Yahoo! hanno rivelato sin dalla fine di agosto, che più di 70 stati avevano chiesto informazioni sui propri utenti nella prima metà del 2013, si pongono seri problemi di tutela della privacy dei cittadini che semplicisticamente vengono giustificati e archiviati in tutta fretta dagli stati come conseguenze delle esigenze di sicurezza nazionale. Le rivelazioni circa il programma di sorveglianza degli Stati Uniti, per cui l'Agenzia per la Sicurezza americana, NSA, (National Security Agency) ha ricevuto dalle multinazionali della rete e dell'informatica migliaia di dati digitali relativi agli utenti Internet, a questo punto potrebbe essere la punta di un iceberg di un Grande Fratello che spia le nostre vite utilizzando uno strumento divenuto indispensabile nella vita quotidiana: la rete. Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si augura, quindi, che alla luce delle dichiarazioni delle principali società che operano su internet, non ultima Yahoo!,
che vedono coinvolta anche l'Italia, vi siano i dovuti chiarimenti da parte del governo italiano e una più severa regolamentazione dell'accesso ai dati sensibili dei cittadini che paiono, allo stato, indiscriminatamente a disposizione delle autorità nazionali.

giovedì 5 settembre 2013

Multe scontate del 30% a chi paga entro 5 giorni: lo Sportello dei Diritti segnala il vademecum del Ministero degli Interni

Multe scontate del 30% a chi paga entro 5 giorni: lo Sportello dei Diritti segnala il vademecum del Ministero degli Interni. Una circolare del Viminale dice che devono essere informati trasgressore e obbligato solidale Il Decreto del Fare, com'è ormai noto ai più, ha introdotto dopo le modifiche apportate all’articolo 202 del Codice della Strada, convertito dalla legge 98/2013, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 194/13, la facoltà della possibilità del pagamento in misura ridotta del 30 % delle sanzioni pecuniarie. Ovviamente il termine decorre dal giorno dopo la contestazione se immediata, o da quello della notificazione del verbale in caso di differimento della stessa.É però una circolare del Ministero degli Interni ad illustrare alcuni punti ancora non completamente chiariti. Insomma, una sorta di vademecum per agenti accertatori e enti, ma che per Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti” offre importanti spunti anche agli automobilisti ed utenti della strada ai fini di una maggiore conoscenza di come comportarsi in caso di verbale, oltreché per contestare le multe che non presentano i requisiti indicati.Come ripetuto, la modifica al codice consente al trasgressore e all’obbligato in solido il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria in misura ridotta di circa un terzo se il versamento risulta effettuato entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notificazione del verbale, invece che nei canonici sessanta giorni. L'agente accertatore ha l'obbligo di avvertire il trasgressore in sede di contestazione e comunque informare gli interessati, compreso l’obbligato in solido, tramite il verbale notificato in caso di impossibilità di contestazione immediata.Al momento della riscossione della somma nella misura del 30 %, sottolinea il Ministero, l’operatore dell’ufficio verbali deve controllare la presenza dei dati della contestazione nel sistema informatico della sezione della Polizia stradale, in base alla copia dell’atto esibito dal cittadino, e poi procedere alla verifica del rispetto del termine di cinque giorni dalla contestazione o, se più favorevole, dalla notificazione del verbale. Il termine, ricorda la circolare, decorre dal giorno successivo la contestazione su strada: per il verbale redatto il giorno 21 del mese, ad esempio, il termine utile di pagamento è il giorno 26. E se tale termine cade in un giorno festivo slitta a quello feriale successivo. In caso di pagamento su strada, inoltre, gli agenti non possono servirsi del Pos: solo contanti, quindi. Si ricorda, inoltre, che la riduzione non si applica alle violazioni per le quali è prevista per la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida o della confisca del veicolo e per le infrazioni ove non è ammesso il pagamento in misura ridotta, oltre che per quelle sì connesse alla circolazione stradale, ma la cui disciplina non è riferita al codice della strada, salvo che nelle relative norme non vi sia un rinvio ad hoc al Cds.

Rischio di incendio su milioni lavastoviglie Bosch-Siemens

COMUNICATO STAMPA

Rischio di incendio su milioni lavastoviglie Bosch-Siemens

Il primo costruttore europeo di elettrodomestici Bosch und Siemens Hausgeräte (BSH) dovrà riparare milioni di lavastoviglie in tutto il mondo che sono a rischio di incendio. La notizia pubblicata dal giornale tedesco Die Welt e che Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta, interessa 5 milioni di elettrodomestici di questa unità, prodotti tra il 1999 e il 2005.
Il 30 agosto, Bosch und Siemens Hausgeräte (BSH) aveva pubblicato una dichiarazione sul suo sito Web, facendo riferimento ad una "misura di sicurezza volontaria ' e invitando i proprietari di verificare se la loro unità, venduta con i marchi Bosch, Siemens, Neff, Constructa e Junker & Ruh, sono a rischio. Gli interessati, sono stati invitati a sostituire gratuitamente un particolare ricambio soggetto a surriscaldamento della camera. Il costruttore non ha specificato il numero di dispositivi interessati e a rischio di incendio i cui casi sono estremamente rari .
Nel sito di BSH inoltre si legge "Consigliamo come precauzione per i proprietari interessati di non utilizzare l'apparecchio senza la supervisione in quanto deve essere presente una persona quando la lavastoviglie è in esecuzione. La parte di ricambio non è ancora disponibile
Secondo l’articolo pubblicato da Die Welt, il ricambio sarà comunque disponibile solo a metà settembre. Il giornale ha inoltre riferito che il rischio era noto da "almeno quattro anni". Nel 2009, solo negli Stati Uniti, erano state richiamate mezzo milione di questo modello di lavastoviglie.
Le autorità degli Stati Uniti avevano rilevato 51 incidenti di cui 30 incendi.
Nel 2012, le associazioni dei consumatori britanniche avevano anche avvertito del rischio, ma l'avviso non era ancora stato divulgato in Germania, dove sono stati contati 69 incidenti da BSH.

lunedì 2 settembre 2013

Danni esistenzali

Attualità Notizie Ultima Ora Mappa del sito Cassazione: è onere del lavoratore provare il danno esistenziale subito a seguito di trasferimento illegittimo Share on facebook Invia La Corte di Cassazione, con sentenza n. 11527 del 14 maggio 2013, prendendo in esame il ricorso di un lavoratore avverso la sentenza del giudice d'Appello che aveva ritenuto non provato il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale derivante dalla illegittimità del trasferimento, ha affermato che "il pregiudizio non si pone come conseguenza automatica di ogni comportamento illegittimo del datore dì lavoro, per cui non è sufficiente dimostrare la mera potenzialità lesiva della condotta datoriale, incombendo sul lavoratore non solo di allegare la illegittimità della condotta datoriale ma anche di fornire la prova ex art. 2697 c.c., anche con presunzioni, del danno non patrimoniale e del nesso di causalità con detta condotta". La Corte d'Appello osservava che il danno esistenziale deve essere provato da colui che lamenti di averlo subito e "se è vero che il danno esistenziale consiste nell'obiettivo peggioramento delle condizioni di vita, conseguenza di un fatto che ha inciso su beni costituzionalmente protetti, e se è altrettanto vero che, nella specie, ci si trova dinanzi ad un fatto ingiusto del datore di lavoro che può avere inciso su diritti costituzionalmente rilevanti, collegati alla famiglia, alla vita di relazione ecc, è altresì vero che non è in re ipsa detto peggioramento.", La Corte di merito - precisano i giudici di legittimità - ha rilevato che il lavoratore, avrebbe dovuto almeno allegare quali conseguenze sul piano degli affetti e della vita di relazione avesse comportato il trasferimento e il fare rientro nella abitazione circa, una volta al mese, ciò ai fini della concreta utilizzazione delle presunzioni dalle quali partire, perché se ne potesse rilevare il carattere di concordanza, univocità ecc, essenziale per ritenere raggiunta una prova sufficiente ad affermare la verificazione di un danno. "Nel caso in esame, non solo nulla era stato detto, ma risultava che già prima del trasferimento il lavoratore viaggiava e di fatto stava tutta la settimana fuori, così che di fatto non coltivava né relazioni né rapporti particolarmente stretti e continuativi con la sua famiglia, di talché, in realtà, nessuna modifica, in senso peggiorativo della sua qualità di vita poteva perfino ipotizzarsi.". La Suprema Corte ha poi ricordato che "in tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno non patrimoniale che asseritamente ne deriva - non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale - non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo; mentre il risarcimento del danno biologico è subordinato all'esistenza di una lesione dell'integrità psico-fisica medicalmente accertabile, il danno esistenziale (da intendere come ogni pregiudizio, di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile, provocato sul fare areddittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno) va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi dedotti (caratteristiche, durata, gravità, conoscibilità all'interno ed all'esterno del luogo di lavoro dell'operata dequalificazione, frustrazione di precisate e ragionevoli aspettative dì progressione professionale, effetti negativi dispiegati nelle abitudini di vita del soggetto) si possa, attraverso un prudente apprezzamento, coerentemente risalire al fatto ignoto, ossia all'esistenza del danno". (16/05/2013 - L.S.) Lascia un commento • Ultimi commenti • Cita nel tuo sito • Salva in PDF Share on facebook Invia Ti potrebbero interessare anche: Cassazione: risarcibili i danni causati da mobbing purché provati rigorosamente Guadagnare 200€ al giorno. Si è possibile! Dedicati 5 minuti, continua a leggere e capirai. (4WNet) Risarcimento del danno per demansionamento: la prova può essere fornita anche ricorrendo a presunzio... Cassazione: in tema di demansionamento incombe sul lavoratore l'onere della prova del danno subito Commenta con Disqus: Non è obbligatorio registrarsi. Puoi commentare come ospite selezionando "Preferisco commentare come ospite". In tal caso non serve la password. 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