domenica 15 giugno 2014

Mimmo Greco (Sindacato Europeo Lavoratori) interviene sul mancato pagamento degli stipendi ai forestali

Mimmo Greco (Sindacato Europeo Lavoratori) interviene sul mancato pagamento degli stipendi ai forestali Mimmo Greco (Sindacato Europeo Lavoratori) interviene sul mancato pagamento degli stipendi ai forestali Il segretario regionale della Calabria del Sindacato Europeo dei Lavoratori dott. Mimmo Greco, si è impegnato attivamente in merito alla oramai insostenibile vicenda degli operai dipendenti del Consorzio Tirreno Reggino e degli operai idraulico forestali di tutta la Calabria che non percepiscono lo stipendo dal mese di aprile oltre ad una tredicesima mensilità arretrata degli anni precedenti. Il dott. Greco, successivamente alla segnalazione da parte di un operaio disperato da ciò che sta patendo, unitamente agli altri lavoratori nella sua stessa condizione, a causa del mancato pagamento degli emolumenti, ha subito contattato i legali del Sindacato Europeo dei Lavoratori, avvocati Michelangelo e Manuela Borgese, che hanno immediatamente predisposto le azioni legali necessarie per la risoluzione della critica situazione. La regione Calabria è infatti tenuta per legge al pagamento degli stipendi dei dipendenti del Consorzio Tirreno Reggino e di tutti gli operai idraulico – forestali, ricevendo a tal fine dallo Stato un’adeguata integrazione delle somme dovute per il pagamento degli stipendi. pubblicato su http://www.zmedia.it/ Pubblicato da Giuseppe Criseo a 09:08

mercoledì 11 giugno 2014

Cattani, ns. consulente sulla taratura degli autovelox

OBBLIGO DELL’INDICAZIONE DELLA TARATURA DEL RIVELATORE DI VELOCITA’ NEL VERBALE DEL C.D.S. . L’anomalia in questione: omessa indicazione della taratura dello strumento rilevatore della velocità nel verbale di contravvenzione al C.D.S., cagiona l’invalidità del verbale stesso. Nella fattispecie è individuata la compresenza di una “ norma di protezione” , in uno ai principii , che “ ex se” corroborano il diritto di difesa . Viene in rilievo un principio di diritto comunitario: Dal tenore dell’art.249 (ex art.189 ) Trattato Ce, è ormai pacifico che vanno considerate ugualmente applicabili all’interno degli stati membri, anche se non attuate nei tempi prescritti, le direttive che : a) siano applicazione di un obbligo già previsto dal Trattato; b) contengano il divieto agli Stati di porre in essere un determinato comportamento (c.d. direttive negative ); c) contengano disposizioni sufficientemente precise e incondizionate, che non lascino margine di discrezionalità in capo agli Stati membri (c.d. direttive particolareggiate ). Se questi tre principi elaborati dalla Corte di Giustizia sono supportati da validissime argomentazioni e sono in sintonia con lo spirito che sta alla base dell’istituzione comunitaria, ciò è dovuto, massimamente , alla configurazione di fattispecie che sono state all’origine delle soluzioni giurisprudenziali. Infatti, in ogni caso vagliato, si è sempre individuato un rapporto tra cittadino e Stato inadempiente , ed è esclusivamente nell’ambito di tale rapporto “ verticale “ che le soluzioni della Corte di Giustizia hanno individuato le motivazioni per giungere all’allargamento della nozione di efficacia diretta delle direttive ( c.d. efficacia “ verticale “ ), considerando che lo Stato non può riversare sugli amministrati le conseguenze di un proprio inadempimento ((Corte CE 26/02/1986,M.H. Marshall c. Southempton Authority, C-152/84, in Racc.1986,723). L’applicazione di direttive verticali (concernenti Stato e privato cittadino)è indiscusso tenuto conto ,infatti, come nella sentenza citata, che la Corte Europea ha considerato direttamente applicabile tale principio anche alle direttive orizzontali(aventi ad oggetto rapporti tra cittadini privati). In detta pronuncia la Corte CE ha affermato che il giudice nazionale avrebbe dovuto interpretare le proprie norme , e , quindi , nel caso concreto, gli articoli del codice civile, alla luce della direttiva anche se non attuata, e attribuire ad essi un significato compatibile con la direttiva stessa. In altre parole il giudice spagnolo avrebbe dovuto disapplicare la norma del codice civile . Il criterio di interpretazione conforme rappresentava dunque un mezzo per far prevalere, tra soggetti privati, la norma comunitaria non attuata anzichè la norma interna, formalmente ancora in vigore, In dottrina si parla di “ effetti orizzontali indiretti” , in quanto il singolo non potrà far valere direttamente una disposizione di una direttiva nei confronti di un altro soggetto, ma potrà solo pretendere che il giudice interpreti il diritto interno in conformità alla direttiva ; in una successiva pronuncia ( C.28/03/1996)viene addirittura a mancare ogni riferimento esplicito all’interpretazione conforme del diritto interno, e l’unica interpretazione rilevante appare essere quella delle disposizioni della direttiva non correttamente attuate all’interno dello Stato membro: -anche l’Italia è stato teatro di applicazioni “orizzontali” di direttive non attuate: nel caso Bellone (Barbara Bellone c. Yokohama S.P.A.,C-215/97, in Raccolta 1998,1-2191) . Da ultimo (Corte di Giustizia CE 19 gennaio 2010, C-555/07, Seda Kucukdveci contro Swedes GmbH e Co KG ) ,è stato confermato il predetto orientamento giurisprudenziale . Nella fattispecie del verbale d’infrazione al C.D.S. i principii surricordati trovano applicazione in quanto: il verbale deve , in ossequio al diritto di difesa , in conformità al modello comunitario in tema di ricorso avverso le sanzioni amministrative , in una parola , in nome di un concreto riconoscimento del “ giusto processo” sul piano dell’onere di distribuzione della prova , assicurare per il destinatario dell’atto di contestazione , l’esplicita e cospicua indicazione di quanto pertiene l’avvenuta taratura dell’apparecchio con cui si è proceduto all’accertamento . Il punto dirimente oltre che nella L.11 agosto 1991, n.273 “Istituzione del sistema nazionale di taratura “ la quale stabilisce che “ Gli istituti metrologici primari effettuano studi e ricerche finalizzati alla realizzazione dei campioni primari delle unità di misura di base , supplementari e derivate del sistema internazionale delle unità di misura SI Tali istituti confrontano a livello internazionale i campioni realizzati e li mettono a disposizione ai fini della disseminazione prevista dal sistema nazionale di taratura. “ sic , citando ,testualmente l’art.2 della citata legge ) ,trova luogo: nella legislazione comunitaria (ISO 9001, ISO 10012, ISO 17025 ) . Questo si attaglia al caso che qui occupa: in favore del cittadino- conducente è ,dalla Direttiva presegnala, attribuito e riconosciuto che lo Stato non può misconoscere . Perciò se in ambito comunitario esiste una normativa che disciplina la taratura dei sistemi di controllo della velocità è dato all’Amministrato il diritto di pretendere che a tanto si provveda :” la discrezionalità dello Stato si riduce soltanto alla scelta della forma giuridica interna ( legislativa , amministrativa) da dare alla norma già fissata sul piano comunitario (Corte di Giustizia CE, 27 febbraio 1990,C-221-/88, CECA/ Fallimento Acciaierie Ferriere Busseni,m in Racc. 1990,p.495) ; nel nostro Ordinamento è previsto un decreto ministeriale 10 dicembre 2001: “Condizioni e modalità di riconoscimento dell’idoneità dei laboratori all’esecuzione della verificazione periodica degli strumenti di misura “( pubblicato in G.U. n.39 del 15 febbraio 2002) , che per “ verificazione periodica “ dello strumento di controllo ha inteso “ “ l’accertamento del mantenimento nel tempo della affidabilità metrologica degli strumenti di misura finalizzata alla tutela della fede pubblica , nonchè l’integrità di sigilli anche elettronici e etichette e altri elementi di protezione previsti dalle norme vigenti “ (sic. art.1) ed ha specificato che “si considera soddisfatta la condizione di cui al comma 1 del presente articolo se il laboratorio è accreditato da un organismo aderente alla European Corporation for Accreditation (EA) , se è firmatario di un accordi di mutuo riconoscimento e che operi secondo la norma UNI CEI EN 45003 ,ovvero se il laboratorio opera secondo sistemi di garanzia di qualità validati da un organismo accreditato a livello nazionale o comunitario in base alla norma UNI CEI EN 45012. 3. I laboratori devono essere dotati di strumenti di apparecchiature idonee in relazione alla categoria si strumenti da sottoporre a verificazione periodica. 4. I laboratori devono possedere campioni di riferimento tarati, con riferibilità ai campioni nazionali o internazionali, da laboratori di taratura accreditati da organismi aderenti all’EA e adeguati alle caratteristiche metrologiche degli strumenti di misura da verificare. 5. Le prove metrologiche che i laboratori espletano nell’esecuzione della verificazione devono essere quelle stabilite dalle norme di carattere generale vigenti e quelle particolari specificate nei singoli provvedimenti di ammissione a verifica degli strumenti di misura stessi. 6. Il personale incaricato della verificazione periodica deve possedere una adeguata formazione tecnica e professionale ed una conoscenza soddisfacente delle prescrizioni relative al controllo . “ ( ibidem ). A riguardo citasi le conclusioni del Tribunale di Lodi (22/05/2000) le quali recitano: “ in quanto strumenti legali , gli autovelox dovrebbero essere sottoposti alle seguenti operazioni preliminari, iniziali e periodiche : - omologazione di tipo ( o di modello ) , consistente nella verifica della conformità di un prototipo alle prescrizioni legali e normative ed in particolare alla R/91 e secondo quanto richiesto dal documento D19 dell’OIMLI , - verifica iniziale , consistente nel controllo della conformità degli strumenti prodotti rispetto al prototipo omologato (OIML D20) , - verifiche periodiche , allo scopo di verificare che le caratteristiche degli strumenti si mantengano nel tempo (OIMLI D20) . Con la l. 273/1991 vennero individuati gli Istituti Metrologici Nazionali: Istituto di Metrologia G. Colonnetti (IMGC ) , Istituto Elettrotecnico Nazionale G. Ferraris (IEN ) ed Istituto Metrologico delle Radiazioni Ionizzanti (IMRI ) all’ENEA , ciascuno dei quali nel proprio campo di competenza realizza e conserva i campioni nazionali delle varie grandezze metrologiche, individuati nel D.M. N.591 del 30.11.93, nonchè disseminati direttamente o tramite Centri di Taratura accreditati di idonea valenza tecnica ed organizzativa, denominati Centri di Taratura del Servizio di Taratura in Italia (SIT). I sopra menzionati Istituti Metrologici Nazionali sono stati accorpati nell’unico ente Istituto Nazionale per la Ricerca Metrologica (INRIM ) ; i campioni nazionali delle varie grandezze del SI(es. metro campione, unità di tempo , temperatura, pressione,etc. )sono realizzati e mantenuti presso gli IMP ( Istituti Metrici Primari), sopra menzionati , ora riuniti e denominati INRUIM ; il compito di disseminare queste grandezze sul territorio nazionale è affidato a Centri opportunamente accreditati CENTRI SIT, predisposti ad emettere certificati di taratura ; questa è l’unica a via per ottenere la così detta “ riferibilità delle misure ai campioni nazionali, definita della disposizione UNI 30012 punto 3.22 come “ proprietà del risultato di una misurazione consistente nel poterlo riferire a campioni appropriati, generalmente Nazionali od Internazionali attraverso una catena ininterrotta di confronti “ ( effettuata da Laboratori Nazionali o Centri SIT) ; le disposizioni UNI EN 30012 ( parte 1° ) ora integrate nelle UNI EN 10012, stabiliscono le operazioni da eseguire per garantire la conferma metrologica di uno Strumento di Misura , ove per conferma metrologica si intende “ l’insieme di operazioni richieste per assicurare che una funzione di un apparecchio per misurazione sia in uno stato di conformità ai requisiti per l’utilizzazione prevista” (par.3.1) ; Per contrastare la posizione del cittadino*--ricorrente sarà onere dell’Amministrazione resistente assolveren, , in modo sufficiente , l’onere probatorio (art.2697 C.C. ) a suo carico ( visto che , per il rito in questione: L.689/81, la veste di attore sostanziale spetta alla P.A. :CC.1999/122, C.C. SEZ. LAV., 1989/5271=RV523096= ). -La disposizione 30012 a pagina 11, par.4.8 parla delle registrazioni identificative degli elementi necessari per soddisfare l’operazione “de qua “ , ossia : i dati completi identificativi dell’ente che emette il certificato , i dati completi identificativi dello strumento tarato ( marca , modello, numero di matricola e descrizione ) , l’identificazione univoca (es. per mezzo di numeri di serie) di ogni certificato e data di emissione , i dettagli ambientali ( temperatura ed umidità ), i campioni di riferimento utilizzati per eseguire la taratura e loro riferibilità ai Campioni Nazionali, il risultato della conferma metrologica ( ossia le misure fatte ) , l’intervallo di conferma metrologica ( tempo che deve intercorrere fino alla prossima taratura : 1 anno ) , l’errore massimo ammesso per ogni misura , le incertezze coinvolte nella taratura dell’apparecchiatura l’identificazione della persona che la esegue , l’identificazione del responsabile per la correttezza delle informazioni registrate . In difetto di una o più delle informazioni predette la disposizione comunitaria prevede l’invalidazione dell’accertamento . Ricordasi , ancora , la sentenza della C.C. 22.06.2001,n.8515: non è ammissibile la tolleranza voluta dal Regolamento vigente “..senza indicare la fonte di questo specifico accertamento, tale non potendo considerarsi la generica attestazione del verbale di contestazione in ordine al regolare funzionamento , nè le controdeduzioni dell’organo accertatore “ ( come nel caso in questione ) . Segnalasi , in aggiunta , che la disposizione di cui al decreto 16 maggio 2005,n.1123 all’art.4 , emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti , Dipartimento per i Trasporti terrestri ,Direzione Generale per la Motorizzazione ,ha stabilito che “ gli organi di polizia stradale che utilizzano il dispositivo “ Autovelox 104/C-2” = l’ultimo virgolettato è dell’Ufficio predetto = sono tenuti a verifiche periodiche di taratura secondo quanto previsto dal manuale di istruzioni depositato presso questo Ministero , e comunque non superiore ad un anno; la campionatura deve risultare come effettuata in verbale e non può essere satisfattoria se, e, solo se, porti la data dell’esecuzione nell’arco di anni uno ma faccia riferimento a prove tecniche avvenute in epoca anteriore alla soglia preindicata . OBBLIGO DI INDICAZIONE DELLA TARATURA NEL VERBALE DEL C.D.S. Tale pronuncia si fonda sul canone d’interpretazione della legge basato sul criterio dello scopo della legge ( che nel diritto italiano è definito quale “obiettivo-teleologico”). la determinazione del contenuto della norma si connette , in definitiva , al fine che si può ritenere , il legislatore , impersonalmente , e, non , storicamente inteso , voglia perseguire con essa , e , più ampiamente , si deve , pur , guardare al complesso dei fini perseguiti dall’insieme delle leggi ( C . COST. , 1984/26 , CC . 1996/3495 , Corte dei Conti Sez . Contr . , 1996/145 ) . In tale operazione si deve tener presente che la rappresentazione del fine della singola legge o dei fini dell’insieme delle leggi , può , appunto , in concreto , non essere stato presente alla mente del legislatore , storicamente inteso : bisogna , quindi , fare riferimento agli scopi che , ragionevolmente , alla stregua dei valori espressi dalla legge e dall’ordinamento nel suo insieme in quel determinato momento storico ( ossia quello in cui viene condotta l’operazione interpretativa ) , si debbano intendere perseguibili e perseguiti. In tale operazione si deve tener presente che la rappresentazione del fine della singola legge o dei fini dell’insieme delle leggi, può , appunto , in concreto , non essere stato presente alla mente del legislatore , storicamente inteso : bisogna , quindi , fare riferimento agli scopi che , ragionevolmente , alla stregua dei valori espressi dalla legge e dall’ordinamento nel suo insieme in quel determinato momento storico ( ossia quello in cui viene condotta l’operazione interpretativa ) si debbano intendere perseguibili e perseguiti . Il criterio del riferimento allo scopo perseguito dal legislatore viene dunque a coincidere con i criteri più propriamente oggi definiti come obiettivo-teleologici , per tali intendendosi , appunto , il riferimento al senso immanente a determinati settori o istituti dell’ordinamento giuridico o all’ordinamento giuridico in generale , venendo in rilievo i principi fondamentali dell’ordinamento ed in particolare quelli di rango costituzionale , i principii etico-giuridici in genere (C.COST.98/140, T.A.R. PUGLIA SEZ. LECCE , 1992/461) , ricordando il valore che si traduce nell’obbligo di valutare in modo uguale le situazioni equivalenti , e , quello per cui , se tra più significati possibili uno solo è conforme ai principii costituzionali, a questo va data la preferenza (CdS, VI , 1992/849, Corte dei Conti Sez. Contr. 1995/60 , T.A.R. SARDEGNA 1994/1755) . La possibilità di pervenire ad una siffatta pronuncia promana dal dato irrefutabile, per cui il Giudicante è autorizzato a tanto provvedere , quando , in assenza del “ diritto vivente “ , seguendo l’invito della Consulta (C. COST., sentt. 322-338/2001) , trovi una soluzione mediante un’interpretazione adeguatrice , purchè non implausibile (C.COST., sentt. N. 375/2002 e 64/2003) . La riprova del pregio di siffatta interpretazione , in chiave di giurisprudenza comunitaria , traggasi dalla sentenza Corte Giustizia 9 gennaio 2003, causa C-257/00 , Nani Givane, nonché da altre fra le quali si annoverano le seguenti:

sabato 7 giugno 2014

Raccolta delle sentenze dell'avvocato Cattani- ns. consulente

http://europaediritto.wordpress.com/tag/giudice-di-pace-di-genova/ http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2009/12/22/AMj3Z2DD-bastano_foto_multe.shtml http://giurisprudenzaedintorni.blogspot.com/2013/08/osservazioni-sullinterpretazione-della.html http://metrogenovacom.blogspot.it/2008/10/in-piedi-entra-la-corte.html http://www.consumatoriliguria.it/trasporti/multe-telemulte http://dirittoitaliano2013.blogspot.it/2013/05/interessante-sentenza-sulla-telefonia.html giovedì 23 maggio 2013 iNTERESSANTE SENTENZA SULLA TELEFONIA MOBILE DEL GIUDICE DOTT. CLAUDIO CATTANI COMMENTATA DALL'AVV. SALVATORE OBINO. Si segnala un'importante sentenza dell'allora Giudice di Pace Dott. Claudio Cattani,N.8982/09 R.G. Affari Cont. tra B. Dott. L.,attore,e la Compagnia telefonica V. O., convenuta, nella quale l'attore chiedeva di accertare e dichiarare la convenuta responsabile della disattivazione della di lui utenza telefonica e,conseguentemente, il risarcimento delle spese di riattivazione della linea telefonica e dei pregiudizi sofferti, per effetto della di lei condotta indebita, anche a titolo di danno morale ed esistenziale. Il Giudice di Pace Dott. Claudio Cattani accoglie le domande dell'attore e condanna la convenuta a risarcirgli i danni nella misura di Euro 96,00= quanto alle spese di riattivazione e di Euro 400,00= quanto al danno non patrimoniale, oltre alle competenze di giudizio . Nella motivazione il Giudice di Pace Dott. Claudio Cattani afferma che: il diritto azionato in giudizio è proprio dei consumatori; il codice del consumo spezza il nesso tradizionalmente intercorso tra geografia e codici ; la tecnica del codice "di settore", laddove è coordinamento di discipline comunitarie, amplia, sotto il profilo sostanziale, la geografia del codice di là dai confini nazionali; il contenuto minimo prescritto dalla legge comunitaria valorizza le clausole generali, sottolineando, in relazione alla nullità della clausola "vessatoria" (aa. 33 e 36 Codice applicando) che "equità" e "buona fede" non perdono la loro coerenza al sistema e sono in grado di determinare la nullità della previsione negoziale; i presupposti della qualifica di "vessatorietà" sono: l'iniquità dello scambio a livello di atto, la violazione delle norme di correttezza nella formazione del contratto a livello di comportamento; il codice predetto non è in contrapposizione, bensì convive, con leggi di pari grado, sotto il profilo delle fonti, nonché con altre discipline quali la normativa in tema di subfornitura, che ha scolpito la figura del "contraente più debole", espressione della tendenza alla restrizione degli ambiti tradizionalmente riservati al potere di autodeterminarsi dei privati; ciò determina, attraverso un controllo del contenuto contrattuale finalizzato a garantire un equilibrio sotto il profilo sia normativo che economico, una limitazione dell'autonomia privata; l'art.36 del Codice del Consumo, in contrapposizione all'orientamento classico che riconduce la nullità al momento di formazione del negozio e non ammette una nullità successiva sopravvenuta, capovolge il sistema delle nullità facendo sì che le norme imperative, destinate a sostituire le clausole difformi, producano i loro effetti ove intervengano posteriormente alla formazione del contratto; in tal modo si è fatto carico di non sopire l'esigenza del rinvio all'art. 41 COST, ossia all'utilità sociale ed al perseguimento dei fini sociali, ora formalizzata dalla legislazione comunitaria attraverso il meccanismo delle cd. "nullità relative" , teso a non estirpare l'intero contratto dalle proprie radici, ma ad innestare quegli elementi che, una volta trapiantati laggiù, permettono di superfluizzare la circostanza che il contratto sia stato concluso prima o dopo l'entrata in vigore della legge; la Corte di Giustizia CE( sentt. 10/01/85,Causa 229/831 Leclerc/Au blè veri, 29/01/85, causa 251/83, Cullet/Leclrerc) ha sostenuto che, per quanto le disposizioni di cui all'art.85 del Trattato riguardino il comportamento delle imprese e non provvedimenti legislativi o regolamenti degli Stati membri, questi erano,ciononostante, tenuti , in forza dell'art.5,secondo comma del Trattato, a non pregiudicare mediante la loro legislazione nazionale, l'applicazione piena ed uniforme del diritto comunitario, e l'efficacia degli atti di esecuzione di questo o ad astenersi dall'emanare o dal mantenere in vigore provvedimenti, anche di natura legislativa o regolamentare, che possano rendere inefficaci le regole comunitarie; il quadro sinottico di riferimento deve far perno sul concetto di "buona fede": quest'ultima involge tanto il profilo soggettivo, per essere la condotta del contraente valutabile se viziata oppure no da errore o da ignoranza di certi atti o norme rilevanti, quanto il profilo oggettivo, avendo riguardo agli "obblighi di protezione" (compreso quello di informazione).dimodoché il giudice, ogniqualvolta, in considerazione della natura della prestazione dedotta nel contratto, evidenzi una relazione tra le parti contraenti tale da far scorgere un'esigenza di "protezione della persona o del patrimonio di uno dei contraenti, ben può avvalersi dello strumento offertogli dalla legge, anche quando manchi una norma specifica a corroborare il contratto, potendo sovrapporre i diversi significati del principio di "buona fede", come fonte di integrazione del contratto, da un lato,e , come criterio di interpretazione della volontà contrattuale , dall'altro, vieppiù, come criterio regolatore per asseverare la rilevanza di circostanze sopravvenute che sconvolgono il panorama sinallagmatico"; nella fattispecie, vertente in terna di contratto"prepagato", al cliente devono essere portate a conoscenza quelle determinazioni quali"regolamento di servizio", "condizioni di servizio", o "carte del servizio", intrise di offerte di profili od opzioni tariffarie che, ancorché predisposte unilateralmente dal gestore, per il fatto che tramite "brochure" debbono essere poste al cliente per la di lui consultazione, devono essere controllate e controllabili, in sede di giudiziale vaglio, mediante allegazioni rispettivamente a carico dei Disponenti; il contratto in questione è un contratto di somministrazione o di fornitura ad esecuzione continuate (arti 59 C.C.) di natura sinallagmatica e ad effetti obbligatori per le parti, sicché alla prestazione di una parte deve sempre corrispondere la controprestazione dell'altra, per cui laddove manchi la prima anche la seconda viene meno (T.A.R. LAZIO,III, 27/02/08, n.1775); . le schede prepagate , le quali vanno considerate un contratto(cfr. Considerando 13 della direttiva 2002/58/CE); constano di due aspetti (erogazione del servizio/ricariche) che non possono essere disgiunti, dovendo convergere in uno schema contrattuale unitario: uno dei soggetti assolve subito alla sua obbligazione, l'altro spalma nel tempo la propria; a fronte di una prestazione istantanea (prepagamento) ve ne è una differita o periodica (erogazione del servizio )=cfr. TRIB: ROMA IX SEZ. , in Corr. Merito, 2008, fasc.8-9-920—; la somma di danaro preversata viene effettivamente incamerata dal gestore solo con l'utilizzo del servizio, rimanendo le somme nella titolarità dell'utente, che può decidere di cambiare gestore, trasferendo il proprio credito residuo altrove, oppure richiedere la restituzione del credito alla scadenza della tessera; effettivamente il cliente eroga una somma a credito dell'erogatore per godere di svariati servizi di telecomunicazione a condizioni economiche vantaggiose; la loro allettante promozione non rende avvertibile al cliente la transitorietà dell'offerta. ed in tal senso gli erogatori si premuniscono con clausole modificatrici delle condizioni economiche; ma è di meridiana evidenza come, proprio a questo punto, entrino in gioco le norme di "protezione" a tutela del contraente " più debole", non necessariamente inglobante la figura del "consumatore", per cui il potere di riequilibrare" giudizialmente" il disvalore " non iure" e "contra ius" è la riprova di come il diritto soggettivo sia coniato come potere da parte di un soggetto di ottenere giudizialmente" la tutela della di lui pretesa; nel caso di specie non è stata provata la stipulazione, la conclusione del contratto, né l'offerta. mentre ,invece,è stata provata la mancata accettazione da parte dell'attore, la disattivazione della linea telefonica da parte della convenuta, i nocumenti e l'aggravio patito dall'attore, il lungo intervallo tra la disattivazione e il riallaccio della linea; il danno non patrimoniale è stato riconosciuto sulla scorta del pensiero della S.C. SU,n.26972/, perché ricondotto all'alveo di cui all'art.2 della Costituzione, ossia quale diritto inviolabile costituente patrimonio irretrattabile della personalità umana (C.COST., 28/07/83, n.252); il giudice ha accertato l'effettiva consistenza del pregiudizio allegato, individuando quali ripercussioni negative sul valore umano si siano verificate e provvedendo alla loro integrale riparazione il calcolo dell'importo liquidato non è fondato su tabelle od equazioni previgenti alla sentenza dei Giudici di legittimità, bensì ancorato al criterio equitativo"puro" ( senza superamento della soglia di arbitrarietà di cui all'art. 226 C.C.) tenendo conto dei parametri che attengono alla: a) personalità del soggetto leso, b) interesse violato, c) alterazioni provocato dal fatto antigiuridico, anche nella sfera interpersonale e familiare del danneggiato(CORTE DI APPELLO DI MILANO, 14/02/03.RCP, 03,798), d) natura degli effetti descritti dalla parte lesa e globale valutazione dei medesimi sull'interessato, seguendo quel canone descrittivo tacciato dalla CORTE DEI CONTI ,10/01/05,n.3 e dal TRIBUNALE DI IVREA, 03/04/04, TRIBUNALE DI PADOVA, 24/11/03, TRIBUNALE DI REGGIO EMILIA , 22/02/05, TRIBUNALE DI AGRIGENTO, 04/06/01).1 Commento sentenza “telefonia” del Giudice Claudio Cattani Quanti di noi, vittime di un disservizio, hanno presentato un reclamo a cui non hanno ricevuto risposta o, quasi peggio, un commento standardizzato da parte di un burocratico Servizio Clienti in cui il Produttore esprimeva il proprio “dispiacere” ma, in concreto, nulla provvedeva. Il fenomeno e’ più esteso di quanto si pensi (nel solo settore turistico, ad esempio, sono circa 120.000 i reclami estivi degli italiani coinvolti in disservizi) e trova conferma nelle numerose sentenze dei diversi settori della giurisprudenza: dalla Corte di Giustizia Europea che, ad es. di recente si e’ pronunciata in tema di inquadramento delle c.d. polizze vita “indexlinked” o “unitlinked” nel novero delle polizze vita, con le garanzie che ne derivano (sentenza 01-03-2012, C-166-11) in linea con l’affidamento del consumatore-sottoscrittore, alla Corte di Cassazione Italiana, ai Tribunali ed infine ai Giudici di Pace. La sentenza in materia di telefonia del Giudice di Pace di Genova, avv. Claudio Cattani, di cui al procedimento R.G. 8982/2009, sebbene di contenuto economico “simbolico” (€ 96, quanto alle spese di riattivazione dell’utenza ed € 400 quanto al danno non patrimoniale) si nota per gli aspetti di “qualità” dei rapporti tra produttore e consumatore che in essa sono trattati. La questione, di per se apparentemente banale, sorge tra un consumatore MB che nonostante abbia provveduto all’acquisto di una carta telefonica pre-pagata si vede “tagliare” la linea dall’operatore VO e ricorre per ottenere un risarcimento al Giudice di Pace, il quale non solo riconosce il risarcimento in se, (danno patrimoniale) , ma, anche, il risarcimento per il disagio e lo stress subito dal consumatore a causa dell’ingiustificato prolungato disservizio (danno non patrimoniale) Il Giudice nell’iter logico-giuridico che porta alla pronuncia della sentenza esordisce ricordando che la materia è regolata dal Codice del Consumo (d. lgs. 06-09-2006) che determina una limitazione all’autonomia privata, tutelando il c.d. contraente debole. L’orientamento favorevole al consumatore si spiega in linea teorica con l’affidamento che quest’ultimo ha riposto, a parità di prezzo di altre offerte concorrenti, negli ipotizzati benefici derivanti dall’acquisto di quel bene o servizio e tale affidamento va in special modo tutelato. La pronuncia fa riferimento all’inefficacia delle clausole vessatorie presenti nel contratto ed invocate a discarico di sua responsabilità dal Produttore e, viceversa, alla protezione accordata al consumatore dagli artt. 33, 34 ed in particolare, 36 (nullità di protezione) del Codice del Consumo che fa riferimento ad una nullità successiva alla stipula del contratto. Questo assunto è di notevole importanza poiché l’approccio tradizionale all’individuazione dei c.d. vizi del contratto, intanto considera le parti in posizione di equivalenza, poi guarda alla genesi dell’accordo vale a dire alla sua formazione ricercando l’autentica volontà delle parti, ma non al suo concreto divenire. E’ probabile infatti che in fase di esecuzione del contratto l’insorgere di una qualche anomalia (prodotto o servizio difettoso) se da un lato richiede una soluzione “alla pari” che tenga effettivamente conto delle esigenze del consumatore in buona fede, di fatto si risolve con una mancata risposta o con la soluzione “imposta” dal produttore. E’ evidente la necessità di un cambiamento di passo nell’interpretazione dei contratti commerciali che tenga conto del passaggio epocale del secondo millennio: dalla “standardizzazione” di matrice “fordista” alla “personalizzazione” del prodotto e del servizio propria dell’era della “information technology” che 2 stiamo vivendo. L’inclusione del corretto contenuto informativo potrebbe condurre, come vedremo, alla individuazione di un “nuovo” e più equo contratto. Il produttore che nella fase di prevendita e vendita appare attraverso la pubblicità e l’organizzazione di vendita, anche avvalendosi di internet, così vicino, flessibile, disponibile, erogatore di allettanti vantaggi, altrettanto inaccessibile, rigido, burocratico, e di dubbia convenienza, diventa nel post-vendita. Il Giudice ha nella sostanza stigmatizzato questo comportamento facendo riferimento ai più alti valori europei in materia di diritti delle persone e dei consumatori: la tutela della buona fede e dell’affidamento del contraente debole. Tale riferimento non assume più un valore “tendenziale”, cioè di auspicio a cui uniformarsi per il futuro, bensì concretamente “riformativo”: con immediato intervento sulla dinamica esecutiva del contratto. Il “principio di buona fede” argomenta il Giudice “involge tanto il profilo soggettivo, per essere la condotta del contraente valutabile se viziata oppure no da errore o ignoranza di certi fatti o norme rilevanti, quanto il profilo oggettivo, avendo riguardo agli “obblighi di protezione” (compreso quello di informazione) …“. Tale obbligo e’ rimarcato dall’art. 36, comma 2, Codice del Consumo, che prevede,lett. C, la nullità delle clausole che , quantunque oggetto di trattativa, abbiano per oggetto o per effetto di prevedere l’adesione del consumatore come estesa a clausole che non ha avuto di fatto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto e, al comma 3, la rilevabilità d’ufficio della nullità stessa da parte del Giudice. Il Giudice assume in questa prospettiva un nuovo ruolo nella regolazione dei contratti commerciali e quindi dei rapporti economici cogliendo, in interpretazione europeisticamente orientata, come fatto in questa sentenza, l’opportunità (dice il testo di legge che la nullità “può” essere rilevata) di intervenire nell’esecuzione del contratto determinando le prestazioni dovute dal produttore, in linea con le legittime aspettative pre-contrattuali del consumatore. Si tratta di un ruolo pro-attivo non solo di limitazione dell’autonomia privata quanto “precettivo” di “legal suasion”, nell’accezione anglosassone “as means to strengthen the position of collectivity” , nei riguardi del produttore riformando il contratto a vantaggio del consumatore. Peraltro anche il nostro codice civile, letto in chiave di diritto europeo, presenta una norma: l’art. 2932 (esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto) che, nella prospettiva di rendere efficace come detto in sentenza “la protezione della persona o del patrimonio di uno dei contraenti”, si presta, ad avviso di chi scrive, all’ intervento giudiziale nel contratto. Si tratta di operare quel passo interpretativo che puo’ portare alla “personalizzazione” del contratto “standard”: a ben vedere tale contratto se affetto da clausole vessatorie, che si affiancano al gap informativo del consumatore, può considerarsi un preliminare, anche nell’ambito dei contratti di somministrazione, il cui definitivo risulta come conseguenza sistematica di sviluppo ed integrazione giudiziale (meglio se conciliativa) del reale contenuto negoziale, espressione degli obblighi assunti dalle parti, secondo diritto. ( V., in questa ottica, Cass. 18050, Sez. II, 19-10-2012, che sancisce a proposito: La sostanziale identità del bene oggetto del trasferimento costituisce elemento indispensabile di collegamento tra contratto preliminare e contratto definitivo). A ciò può provvedere il sistema normativo, europeo ed interno, regolante i diritti della persona e la funzione sociale dell’impresa che risponde pertanto non solo sotto il profilo della responsabilità civile classica ma, anche, sotto il profilo della nuova “corporate social responsibility”. Genova, 21-05-2013 Avv. Salvatore Obino http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/03/06/news/il_tribunale_libera_le_corsie_gialle_il_divieto_va_valutato_caso_per_caso-13246287/ http://archiviostorico.corriere.it/2008/febbraio/24/Treno_ritardo_100_euro_per_co_9_080224138.shtml